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sabato 4 agosto 2018

Diritto all'abitare, la stasi dell'amministrazione Falcomatà


Non avere una casa dove abitare è come non avere alcun diritto: non poter riposare; non poter mangiare; non poter studiare; non potersi curare; non avere una propria vita privata.


Soltanto chi vive questa situazione di precarietà può probabilmente capirla pienamente.

In città sono numerose le famiglie in disagio abitativo e garantire loro il diritto all'abitare dovrebbe essere al primo posto dell’agenda politica dell’Amministrazione Falcomatà. 

Si potrebbe, prima di tutto, completare la prima azione avviata 18 mesi fa, con l'approvazione della delibera di Consiglio Comunale del 10 febbraio 2017, azione che non è stata mai portata a termine. 
In quasi 4 anni solo le prime otto famiglie vincitrici del bando comunale 2005 hanno avuto assegnato un alloggio da questa Amministrazione. 
Le altre, qualche centinaio, attendono una risposta che non arriverà, se il Comune non modifica il suo orientamento inerte. 

La società Hermes, ormai da mesi, ha effettuato una parte delle verifiche necessarie per recuperare qualche decina di alloggi che si potrebbero riassegnare. Ma le azioni successive previste dalla normativa non vengono effettuate. 

Nell’incontro del 24 luglio scorso, il dirigente del settore alloggi popolari, architetto A. Cristiano (in carica dal mese di novembre 2017), ha dichiarato in modo molto generico che le azioni del recupero alloggi sono state avviate. Ha giustificato il ritardo con l’assenza di personale ed ha annunciato che a settembre ci sarà un nuovo dirigente destinato esclusivamente a questo settore. 

Da mesi viene detto alle Associazioni e alle famiglie che queste azioni sono state avviate. Ma se fosse vero, data la tempistica prevista dalla legge, sarebbero state già ultimate e avremmo avuto qualche decina di alloggi assegnati agli aventi diritto.

Per quanto riguarda la carenza di personale del settore erp la soluzione esiste: è quella di impegnare il gruppo di lavoro che sta operando con i beni confiscati per il superamento del ghetto dell’ex Polveriera.

Non si comprende perché non si voglia utilizzare questo gruppo di lavoro, pur essendo l’azione più semplice e ovvia che consentirebbe di procedere nel percorso di legalizzazione del settore. 

Sulle forze mancanti c’è un altro aspetto poco chiaro da considerare. Il coinvolgimento della Prefettura e delle Forze dell’Ordine dello Stato per la costituzione della task force, prevista dalla delibera di Consiglio Comunale di febbraio 2017, è stato costantemente annunciato ma non è stato mai realizzato.

Per assegnare gli alloggi alle famiglie in situazione di bisogno abitativo l’Amministrazione dovrebbe utilizzare anche i beni confiscati, come sta facendo per l’ex Polveriera e come ha già fatto per la caserma Duca D’Aosta. 

A questo proposito è utile ricordare la scadenza del 30 settembre 2018 del bando del Ministero dell’Interno (PON legalità 2014 /2020 Asse 3 - Linea di Azione 3.1.1 - Interventi di riuso e rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata – Calabria) con il quale si concedono ai comuni finanziamenti per la ristrutturazione degli alloggi confiscati.

Altri aspetti della vicenda alloggi andrebbero rivisti nell’ottica di favorire il diritto alla casa. 

Il regolamento comunale per l’emergenza abitativa, nella versione approvata dal Consiglio, prevede una Commissione che da mesi non si riesce nemmeno a costituire, rappresentando un chiaro errore da correggere. Si dovrebbe prevedere la sostituzione della Commissione con la procedura informatica proposta dalle Associazioni e dai Movimenti nel luglio 2017.

La decisione del 2016 (Delibere Giunta nr 98 e 99 del 18 maggio 2016 - Delibera Consiglio Comunale nr 70 del 31 ottobre 2016) di utilizzare per altri interventi ben 11 milioni di euro degli 11,5 milioni del Decreto Reggio destinati per nuovi alloggi popolari, è una scelta molto negativa, che dovrebbe essere corretta, perché nega il diritto alla casa a decine di famiglie.

Modificare l’orientamento dell’ Amministrazione Falcomatà è necessario per attuare da subito una politica degli alloggi popolari indispensabile alla città. 

Un Mondo Di Mondi - Giacomo Marino, Cristina Delfino
CSOA Angelina Cartella
Reggio Non Tace - Avvocato Nicola Santostefano
Società dei Territorialisti/e Onlus
Collettiva Autonomia

venerdì 27 luglio 2018

Alloggi popolari, il tempo delle buone intenzioni è scaduto


Da anni in città, centinaia di famiglie in gravi difficoltà economiche attendono l’assegnazione di un alloggio popolare. 

Eppure, se si applicasse la legge vigente del settore e il meccanismo del turn-over, il Comune potrebbe riprendere nella sua disponibilità gli alloggi popolari necessari da poter assegnare a queste famiglie. 

Ma l’Amministrazione, in quasi 4 anni, pur avendo fatto qualche azione preliminare grazie alle sollecitazioni delle Associazioni, non ha ancora provveduto a riprendere gli alloggi per assegnarli ai nuclei che ne hanno bisogno

Il Comune persiste nel lasciare centinaia di alloggi nella disponibilità di coloro che ne hanno perso il diritto e che li utilizzano per propri fini e per trarne un profitto. 

Dopo le azioni attuate dalle Associazioni e dopo la delibera di Consiglio comunale del 10 febbraio 2017 sulla legalizzazione del settore, l’Amministrazione potrebbe da domani avviare delle procedure di legge che nell’arco di 20 giorni consentirebbero di riprendere i primi 100 alloggi da assegnare. Ma ciò non avviene. 

Si continua ad affermare la prossimità dell'azione di decadenza degli assegnatari senza più titolo, rinviando però costantemente le azioni decisive.

Si giustifica il continuo rinvio con diverse motivazioni: personale comunale insufficiente, struttura ERP debole, continui errori nella procedura e complessità della situazione.

Come se non bastasse, arriva anche la proposta del PD reggino di costituire una Commissione comunale ad hoc che a questo punto servirebbe solo a fermare i passaggi operativi.

Riguardo al personale mancante per il settore ERP, la soluzione ci sarebbe ed a portata di mano. Da qualche mese è stato costituito un gruppo di lavoro per superare i ghetti dell’ex Polveriera e della Caserma Duca D’Aosta con l’assegnazione di alloggi confiscati. Questo gruppo ha dato prova di saper lavorare con sufficiente professionalità su questioni difficili e complesse, e potrebbe quindi operare facilmente, accanto al personale ERP, per la legalizzazione del settore, potenziandolo.

Perché quindi non coinvolgere questa squadra di lavoro?

Legalizzare il settore degli alloggi popolari con il meccanismo del turn-over è un dovere ai fini della giustizia sociale. Questa Amministrazione lo deve alla città e soprattutto alle famiglie più povere. 

Per superare il “sistema illegale” del settore è necessario che il Comune passi dal livello delle intenzioni e delle parole ai fatti concreti.
Perché il momento delle buone intenzioni è scaduto da tempo. Oggi servono i fatti concreti e, solo a questi, si potrà dare credito. 


Un Mondo Di Mondi  - Giacomo Marino, 
Cristina Delfino

CSOA Angelina Cartella


Reggio Non Tace
- Avvocato Nicola Santostefano

Società dei Territorialisti/e Onlus 

Collettiva Autonomia

lunedì 9 luglio 2018

Alloggi popolari, verifiche e assegnazioni ancora in alto mare


In città ci sarebbero i numeri e le condizioni per il superamento del disagio abitativo, ma la garanzia del diritto alla casa per la gran parte delle persone in stato di povertà è ancora in alto mare. Unica eccezione è quella delle famiglie dei due ghetti dell’ex Polveriera e della Caserma Duca d’Aosta, per le quali il Comune è intervenuto e sta ancora intervenendo bene con gli alloggi confiscati. 

Per tutti gli altri casi di bisogno abitativo, che costituiscono la stragrande maggioranza, numerosi alloggi popolari sarebbero disponibili per nuove assegnazioni, se si attuassero le verifiche previste dalla legge regionale n. 32/96 e si avviasse il riordino e l’informatizzazione del settore attraverso una banca dati. Da qualche mese esiste anche un regolamento comunale per le assegnazioni in deroga in emergenza abitativa ma resta ancora inefficace, anche per la tortuosità dell’iter previsto che non si avvale di una trasparente e veloce procedura informatica. 

Intanto aumentano le segnalazioni di sfratti da alloggi privati, causati da morosità incolpevole, a cui il Comune di Reggio Calabria non riesce a fare fronte, salvo sporadici casi, grazie al ricorso ad alloggi confiscati alla ‘ndrangheta e all’operatività del gruppo di lavoro che si occupa di questo settore.

La mancata risposta agli sfratti in maniera sistematica è dovuta principalmente all’inerzia del Comune che, secondo quanto previsto dalla legge di settore, avrebbe dovuto riprendere nella propria disponibilità gli alloggi erp non abitati dagli assegnatari, per destinarli in parte (il 25%) alle emergenze abitative.

Decine di alloggi popolari restano quindi nella disponibilità di assegnatari che hanno perso i requisiti legati al bisogno, mentre altrettante famiglie in condizioni di disagio abitativo ed economico continuano a non avere assegnato un alloggio.

All’aspetto principale della disponibilità di alloggi da assegnare, si aggiunge quello del regolamento non funzionante. Nel mese di gennaio (25 gennaio 2018) infatti, l’Amministrazione si è data un regolamento per le emergenze abitative (compresi quindi gli sfratti) previste dall’articolo 31 della legge regionale n. 32/1996. Ma il regolamento resta al palo, in quanto prevede la formazione di una Commissione, anziché la snella procedura informatica proposta dalle associazioni nei mesi scorsi. Dopo 5 mesi la Commissione non si è ancora costituita, quindi le domande presentate, tra le quali quelle delle famiglie sotto sfratto, non sono state neppure valutate.

Una delle prove evidenti di questa grave inefficienza è data dallo sfratto della famiglia Manduca. Il 19 aprile scorso, due mesi e mezzo prima dello sfratto esecutivo per morosità incolpevole del 3 luglio, la famiglia Manduca ha presentato al Comune regolare richiesta di assegnazione alloggio, ai sensi dell’articolo 31 della legge regionale 32/1996 e del regolamento comunale.

Nonostante le diverse sollecitazioni operate presso il settore e la protesta di associazioni e singole persone del 2 luglio scorso, presso Palazzo San Giorgio, alla famiglia Manduca non è stato assegnato l’alloggio necessario per garantire il diritto alla casa. 

Il Comune ha semplicemente sollecitato il Tribunale di Reggio Calabria per il rinvio dello sfratto, cosa che sarebbe comunque avvenuta secondo la prassi prevista dal Tribunale.

Quindi anche la questione alloggiativa della famiglia Manduca, insieme a molte altre, rimane irrisolta e rinviata al 14 settembre 2018, nuova data dello sfratto esecutivo. Come trascorrerà questo tempo la famiglia Manduca, non avendo alcuna garanzia per il proprio futuro?

Questo è soltanto uno dei casi di sfratto per morosità incolpevole. Tanti altri si consumano in città, ma il Comune continua a non dare le risposte previste dalla normativa, né a dotarsi di un sistema di procedure trasparenti e veloci per far fronte al problema.

È utile ricordare che il patrimonio di edilizia residenziale pubblica è stato pensato allo scopo di garantire il diritto alla casa per le persone impossibilitate ad acquistare un alloggio di proprietà o a pagare affitti a prezzo di mercato. Ignorarlo significa assecondare l’uso illegale del patrimonio erp. 

Osservatorio sul disagio Abitativo  
ASIA-USB Reggio Calabria -Giuseppe Marra
Comitato Solidarietà Migranti
CSC Nuvola Rossa
CSOA Angelina Cartella
Società dei Territorialisti/e Onlus
Un Mondo Di Mondi  - Giacomo Marino, Cristina Delfino

Reggio Non Tace - Avvocato Nicola Santostefano

Collettiva AutonoMia

domenica 10 giugno 2018

Ex polveriera di Ciccarello, la fine del ghetto attraverso il dialogo


Prosegue il trasferimento delle famiglie dell’ex Polveriera.

Martedì scorso altre due famiglie hanno lasciato la baraccopoli per abitare gli alloggi confiscati alla ‘ndrangheta e assegnati dal Comune in dislocazione abitativa. 
Già nel mese scorso una famiglia aveva lasciato l’insediamento dell’ex Polveriera. 

Sono quindi tre le baracche già demolite nel ghetto esistente dagli anni ‘60.

I primi risultati si sono ottenuti seguendo il metodo più adeguato.

Il Comune infatti ha messo da parte l’azione di forza e di imposizione avviata il 27 aprile, per applicare il metodo del dialogo, dell’ascolto e del confronto con gli abitanti dell’ex Polveriera.

Una scelta senza dubbio positiva e opportuna, considerate le condizioni di esclusione abitativa nelle quali, da circa 60 anni, hanno vissuto in città intere generazioni di persone, con conseguenze durissime e spesso devastanti per la propria esistenza. 

Il dialogo, l’ascolto e il rapporto tra le parti: sono queste le azioni che, da circa un mese, vengono attuate dagli operatori del Comune, colmando decenni di abbandono e silenzio davanti al dramma di queste persone.

Per tali ragioni, l’associazione Un Mondo Di Mondi e l’Osservatorio sul disagio abitativo sono attivi nella collaborazione con gli operatori del Comune e con le famiglie per facilitare il superamento del ghetto attraverso il dialogo.

Il percorso di superamento del ghetto non è certo privo di “resistenze” e contraddizioni che rallentano le operazioni di trasferimento. Da parte di alcune famiglie si sono riscontrati dubbi, incertezze e ripensamenti, anche frutto delle esperienze negative pregresse e frutto degli anni vissuti in concentramento e in povertà. 

Ma le dinamiche del ghetto, pur condizionando alcune famiglie, non escludono la volontà di cogliere l’opportunità di poter vivere in condizioni migliori e inclusive.

L’azione di dialogo e di ascolto, attuate dagli operatori del Comune e dalle realtà associative, è fondamentale per sostenere la volontà di inclusione responsabile delle famiglie contro le “resistenze” frutto delle esperienze nel ghetto.

D’altra parte alcune difficoltà al trasferimento delle famiglie sono anche dovute ai limiti di programmazione del progetto comunale, dovuti all’insufficienza di alloggi e di risorse economiche necessarie per rendere abitabili gli alloggi.

Per poter accelerare e completare l’operazione di superamento del ghetto dell’ex Polveriera, attraverso l’equa dislocazione abitativa di tutti i nuclei familiari (circa 30) sarebbe utile che il Comune disponga di tutti gli alloggi e delle risorse economiche necessari

Oltre agli altri alloggi confiscati che il Comune potrebbe ottenere dall’Agenzia dei Beni Confiscati, è necessario che il Comune completi l’operazione di legalizzazione sugli alloggi popolari per riprendere nella propria disponibilità tutti gli alloggi che da tempo non sono abitati dagli assegnatari e vengono utilizzati per fini illegali

Con questa operazione si otterrebbe qualche centinaio di alloggi popolari che servirebbero non solo per le famiglie dell’ex Polveriera, ma anche per quelle vincitrici del bando 2005 e quelle in emergenza ( articolo 31 lr 32/1996). 

Riguardo ai fondi necessari per rendere abitabili gli alloggi, il Comune potrebbe utilizzare tutte le entrate del settore alloggi erp derivanti dai canoni e dalle vendite, fondi vincolati per lo stesso settore.

Sarebbero circa un milione e 800.000 euro le entrate dai canoni, come prevede il bilancio comunale di previsione 2017-2018-2019. A queste si dovrebbero aggiungere i fondi ricavati dalle vendite degli alloggi.

Nonostante i rallentamenti e le azioni ancora da compiere, è comunque un fatto estremamente positivo l’aver avviato finalmente la demolizione di una vergognosa storia di esclusione e aver deciso di farlo attraverso il dialogo e senza l’uso della forza.


Osservatorio sul disagio Abitativo ASIA-USB Reggio Calabria - Peppe Marra
Comitato Solidarietà Migranti
CSC Nuvola Rossa
CSOA Angelina Cartella
Società dei Territorialisti/e Onlus
Un Mondo Di Mondi - Giacomo Marino, Cristina Delfino

Reggio Non Tace - Avvocato Nicola Santostefano

Collettiva AutonoMia

venerdì 18 maggio 2018

Alloggi popolari e questione abitativa, serve proseguire con il processo di legalizzazione del settore


Procede in questi giorni la mediazione per l’assegnazione degli alloggi confiscati alla ‘ndrangheta ad alcune famiglie dell’ex Polveriera di Ciccarello. 

L’iniziativa, promossa dal Comune di Reggio Calabria, in accordo con la Prefettura e l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, intitolata “Dall’emergenza abitativa alla legalità percepibile”, ha senz’altro degli aspetti positivi, considerato che gli alloggi confiscati, con le preventive azioni di selezione e sicurezza, sono dei beni pubblici da utilizzare anche per garantire il diritto all’abitare.


Tuttavia la questione abitativa costituisce un problema strutturale e non un’emergenza da poter affrontare soltanto con gli alloggi confiscati alla ‘ndrangheta.

Resta di fondamentale importanza il processo di legalizzazione dell’intero settore alloggi di edilizia residenziale, in particolare il turn-over delle assegnazioni e l’aspetto economico.

Non si può dimenticare infatti che proprio il patrimonio pubblico degli alloggi popolari è secondo la legge vigente finalizzato a risolvere il problema della casa.

Il percorso avviato nel 2016 da associazioni e Comune ha prodotto la delibera di Consiglio Comunale del 10 febbraio 2017 per la legalizzazione del settore degli alloggi popolari, mettendo in evidenza la possibilità per il Comune di rientrare in possesso di qualche centinaio di alloggi erp da poter riassegnare alle famiglie con effettivo bisogno.

Basterebbe applicare la legge vigente, chiedendo anche il sostegno della Prefettura.

Resta da chiedersi però perché il Comune, a fronte delle prime verifiche già concluse, non abbia ancora provveduto ad emettere gli atti necessari per riprendersi gli alloggi da riassegnare alle famiglie vincitrici del bando 2005 e agli aventi diritto ai sensi dell’articolo 31 della legge 32/1996 (assegnazioni in deroga). Inoltre la realizzazione di una banca dati on line sugli alloggi popolari, a garanzia di maggiore trasparenza ed efficienza del settore, rimane per ora sulla carta.

Alla questione irrisolta della gestione del turn-over, si aggiunge anche la gestione economica dei fondi finalizzati agli alloggi erp.

Risulta che il Comune non utilizzi da anni le entrate del settore alloggi erp derivanti dai canoni e dalle vendite, fondi vincolati allo stesso settore per la manutenzione e per l’eventuale acquisto di altri alloggi popolari.

Ci sarebbe circa un milione e 800.000 euro di entrate dai canoni, destinato, dal bilancio di previsione 2017-2018-2019, alla manutenzione degli alloggi popolari per gli anni 2017 e 2018 ma di cui non si ha ancora notizia. Così come delle entrate dalle vendite degli alloggi popolari, da investire interamente nel settore, secondo quanto deciso dal Consiglio Comunale.

Gli alloggi confiscati (e solo con provvedimenti definitivi) sono una risorsa che può integrare e non sostituire il settore degli alloggi popolari. Le confische infatti, per quanto numerose, offrono una disponibilità molto limitata, anche in relazione ai fondi da utilizzare per ristrutturare gli edifici. 

Nei giorni scorsi, è stata riportata la notizia secondo cui sarebbero state avviate le procedure per consegnare 74 alloggi confiscati, da destinare all’emergenza abitativa, al comune di Reggio Calabria. Ma dalle delibere della Giunta comunale (DG 94 del 4 maggio 2018 e DG nr 100 del 7 maggio 2018) risulta che gli alloggi ad oggi effettivamente consegnati sarebbero appena dieci.

Nel continuare l’azione degli alloggi confiscati quindi, sarebbe necessario ed urgente procedere, secondo la legge vigente, ad emettere gli atti necessari per riottenere gli alloggi popolari da assegnare, continuare con le verifiche coinvolgendo l’Aterp e la Prefettura e disporre l’utilizzo di tutti i fondi, vincolati per la manutenzione degli alloggi popolari, che potrebbero essere utilizzati anche per gli alloggi confiscati.

Queste azioni costituiscono l’iter sancito dalla legge vigente per garantire il diritto alla casa.

Portarle avanti significherebbe garantire la legalità e risolvere in modo efficace e trasparente il disagio abitativo di decine di famiglie a basso reddito e senza una casa. 

Osservatorio sul disagio Abitativo 
ASIA-USB Reggio Calabria
Comitato Solidarietà Migranti
CSC Nuvola Rossa
CSOA Angelina Cartella
Società dei Territorialisti/e Onlus
Un Mondo Di Mondi Cristina Delfino - Giacomo Marino

Reggio Non Tace - Avvocato Nicola Santostefano

Collettiva AutonoMia

Dispersione scolastica, si faccia chiarezza

Foto di Paula Kajzar

La dispersione scolastica è un importante problema sociale diffuso. È una questione da affrontare seriamente, evitando la diffusione di dati errati ed i facili allarmismi. 

E’ invece utile, a nostro parere, far conoscere e approfondire le analisi degli esperti sulla dispersione scolastica, le vere cause che la determinano e i dati reali. 

Qualche settimana fa, attraverso un comunicato stampa, sono stati diffusi dei dati del tutto falsi e particolarmente gravi sulla dispersione scolastica degli alunni rom di cittadinanza italiana della città di Reggio Calabria. 

È stato riportato infatti che: “Solo il 20% dei bambini è iscritto a scuola, dicono i dati pubblicati nel volume “Una migrazione silenziosa”. Sono ancora meno quelli che la scuola la frequentano, scendiamo al 10%”.

La fonte di questi dati è il libro scritto dalla sociologa Maria Rosaria Chirico, dal titolo Una migrazione silenziosa. Rom bulgari in Italia e pubblicato nel 2015 dalla Fondazione Migrantes Edizioni Tau. È una ricerca che, attraverso dei dati nazionali, fornisce il quadro della migrazione dei rom bulgari in Italia. Chiaramente la questione scolastica dei rom bulgari è una realtà del tutto diversa rispetto a quella dei rom italiani di Reggio Calabria. 

Il brano del libro, alle pagine 57 e 58, dal quale sono stati estrapolati i dati, chiarisce perfettamente a quale realtà si riferiscano : “I dati di questa ricerca, pur non avendo alcuna pretesa di rappresentatività, evidenziano che meno del 20% dei minori bulgari presenti in Italia con i loro genitori, di cui soltanto il 2% nella città di Roma, risulta iscritto a scuola, e che di questi poco più della metà la frequenta regolarmente.”

E’ chiaro che alimentare l’allarme sociale verso i minori rom reggini con dati errati, non serve a risolvere le problematiche all'interno del contesto scolastico e oltre. L’associazione Un Mondo Di Mondi, da anni attiva per l'effettiva inclusione della minoranza rom, è in possesso di dati reali dell’intera comunità italiana della città, e per questo è in grado di sostenere che la quasi totalità dei minori rom in età scolare ogni anno viene iscritta regolarmente a scuola dagli stessi genitori. Solo per pochi e particolari casi si registrano dei ritardi nelle iscrizioni o delle posticipazioni.

Con questo non si intende dire che non esista il problema della dispersione scolastica o dell'irregolarità della frequenza tra i rom italiani, ma piuttosto si intende evidenziare che il fenomeno non presenta la gravità rilevata dai dati erronei sopra riportati.

Come viene dichiarato dagli esperti, il fenomeno complesso della dispersione scolastica che riguarda diversi aspetti (evasione assoluta, frequenze saltuarie gravi e meno gravi, basso rendimento in presenza, ecc.) è determinato da due ordini di cause: quelle interne (endogene) e quelle esterne (esogene) alla scuola. La condizione di ghettizzazione abitativa in cui si trova, ancora oggi, circa il 60% delle famiglie rom della città costituisce una delle principali cause esterne alla scuola. 

Tuttavia la causa più importante rimane quella interna alla scuola, che riguarda le scelte errate della didattica e dell’accoglienza. Non a caso i progetti di innovazione didattica, che sono particolarmente efficaci per il contrasto della dispersione scolastica e per favorire l’apprendimento di tutti gli alunni, vengono accolti con riserva, applicati male e spesso rifiutati. 

Difatti soltanto uno dei due istituti comprensivi che in città ospitano un importante numero di alunni rom reggini ha accettato la partecipazione al Progetto nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini Rom, Sinti e Camminanti che propone l’applicazione dell’apprendimento cooperativo, quale offerta didattica efficace per la lotta alla dispersione scolastica. 

Le scuole spesso hanno difficoltà a riconoscere la loro responsabilità diretta nel fenomeno della dispersione scolastica e continuano ad applicare la didattica frontale e differenziale, che la alimentano. Una delle strategie didattiche differenziali che si applica in maniera crescente agli alunni è quella della “medicalizzazione” con l’uso improprio dell’insegnamento di sostegno. 

Difatti, nella città di Reggio Calabria la percentuale degli alunni rom con certificato H ai quali è stato assegnato un insegnante di sostegno ha superato il 20%, mentre con un utilizzo appropriato del sostegno questa percentuale non dovrebbe superare il 2,5%.

L’auspicio è che si possa aprire un dialogo per modificare la rotta e aprire una riflessione sui metodi di insegnamento, prendendo anche esempio da esperienze già esistenti, trovare soluzioni efficaci e inclusive sulle difficoltà presenti nelle classi scolastiche, affinché finalmente l’alunno possa essere al centro del proprio processo di apprendimento.



Reggio Calabria, 4 maggio 2018

A. Giacomo Marino – Cristina Delfino – Cinzia Sgreccia - Direttivo “Un Mondo di Mondi”

venerdì 27 aprile 2018

Ex polveriera di Ciccarello, avviato il dialogo con le famiglie


L’associazione Un mondo di mondi giudica positivamente le modalità di mediazione messe in atto dalle forze di polizia in queste ore all’ex Polveriera di Ciccarello.

Ancora una volta, grazie al buon senso dei coordinatori delle forze dell’ordine, si è evitata la coercizione per il trasferimento delle famiglie.
 

Oggi, nonostante le premesse poco rassicurati che sembravano non far intravedere alcuna possibilità di mediazione e di interlocuzione con il Comune, si è invece avviato un processo di dialogo tra istituzioni e famiglie, come auspicato nei giorni scorsi dalle associazioni impegnate nella promozione dei diritti sociali per le famiglie in disagio abitativo ed economico.

Le preoccupazioni espresse da un Un mondi di mondi, prima dell’avvio delle operazioni all’ex Polveriera di Ciccarello, in virtù della decisione del Comune di non avviare precedentemente un dialogo con le famiglie ma di dispiegare le forze di polizia, non sono quindi, come erroneamente interpretato, legate agli eventi di stamattina. Oggi ha prevalso il dialogo e la mediazione, la strada che, auspichiamo, si continuerà a seguire.

Giacomo Marino, Cristina Delfino - direttivo Un mondo di mondi