pub-6178281982904860 Un mondo di mondi

venerdì 9 giugno 2017

Appello per Simona

La ragazzina di 11 anni, residente ad Arghillà (Rc), dovrà affrontare una visita specialistica al Bambino Gesù di Roma ma la famiglia non riesce a sostenere le spese del viaggio

Simona (nome di fantasia) è una bambina di 11 anni con problemi di salute non del tutto diagnosticati. Per questo martedì 14 giugno dovrà essere visitata presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma. La famiglia di Simona non ha la possibilità di affrontare le spese del viaggio; abita in un alloggio popolare ad Arghillá nord con 5 figli minori e si trova in una grave situazione economica.

Pertanto l'associazione Un mondo di mondi lancia un appello alla città per la raccolta della somma necessaria per le spese di viaggio, affinché la piccola Simona e la madre possano raggiungere l’ospedale di Roma.


Anche la parrocchia di Arghillà e la Caritas diocesana si sono attivati per aiutare la famiglia. Ma, considerate le tantissime richieste di aiuto alle quali questi due enti devono far fronte quotidianamente, si è reso necessario ricorrere anche ad un appello pubblico. 

I genitori di Simona sono disoccupati ormai da anni. Con piccole attività saltuarie e l’aiuto di parenti riescono a stento a garantire ai 5 figli l’indispensabile per il sostentamento.

Da tempo la piccola Simona si sarebbe dovuta sottoporre ad una visita specialistica al Bambino Gesù, ma le difficoltà economiche della sua famiglia lo hanno impedito. Con il passare del tempo, le sue condizioni di salute sono peggiorate e per questo è necessario che il 14 giugno Simona sia a Roma per la visita prevista. 


Ancora una volta si assiste al dramma di una famiglia numerosa, senza reddito fisso, in condizioni di gravissima difficoltà, tali da impedire perfino adeguate cure mediche per i propri figli. 


Negli ultimi mesi si è tanto parlato di Arghillà e della necessità di “sicurezza” di quel quartiere. Crediamo che una delle forme di sicurezza da dover garantire prioritariamente è senza dubbio la salute dei bambini come Simona.

Per informazioni e donazioni contattare il sig. Giacomo Marino al n. 3299036972

sabato 3 giugno 2017

Alloggi popolari: l'ombra di una "guerra tra poveri" pesa sugli sgomberi annunciati


Mercoledì scorso il confronto pubblico tra associazioni, cittadini e rappresentanti istituzionali sulla questione alloggi popolari. 
Positivi passi in avanti ma anche forte preoccupazione per la sorte delle famiglie che hanno già ricevuto un ordine di sgombero 

Foto di M. Costantino 
Buone notizie ma anche molte perplessità dopo il confronto pubblico di mercoledì scorso sulla questione alloggi popolari tra l’assessora alle politiche della casa Angela Marcianò, il dirigente al patrimonio edilizio Marcello Romano, il presidente del Consiglio comunale Demetrio Delfino e le associazioni Un mondo di mondi, Reggio non tace, Ancadic, Osservatorio sul disagio abitativo e cittadini.

Senza dubbio positiva la disponibilità dei rappresentanti istituzionali ad accogliere l’invito, lanciato dalle associazioni, a dare risposte alla città sull'applicazione della delibera di Consiglio Comunale n.3 del 10 febbraio 2017 in tema di edilizia residenziale pubblica.

Qualcosa si è smosso e a breve si conoscerà nel dettaglio il regolamento per le assegnazioni in deroga previste dall’art.31 della legge regionale 32/96 relativo ai casi di emergenza abitativa, già elaborato e in attesa di essere discusso in Giunta.

Prosegue anche il lavoro presso l’assessorato degli informatici della Re.ca.si che, da quanto riferito dall'Assessora, entro la prima decade di luglio dovrebbero ultimare il lavoro di verifica dei requisiti degli attuali assegnatari di alloggi comunali.

Destano preoccupazione invece le notizie trapelate circa la programmazione dei primi sgomberi forzati dagli alloggi popolari di 18 occupanti senza titolo. Un’azione che ha l’aspetto di una vera e propria «guerra fra poveri», come l’ha definita lo stesso dirigente al patrimonio edilizio. 

Le gravi condizioni di indigenza, l’indisponibilità di una casa e la negazione dell’assegnazione di un alloggio da parte del Comune sono i motivi per cui molte famiglie hanno occupato gli alloggi senza titolo o hanno costruito una baracca su suolo demaniale violando la legge al solo scopo di proteggere i propri cari. Per questi casi la giurisprudenza spesso si è espressa giustificando queste azioni come atti necessari di difesa dal pericolo derivante dall’impossibilità di accedere ad una abitazione. 

Foto di M. Costantino 
Sorge spontaneo domandarsi come l’intera Amministrazione comunale intenda muoversi nei confronti di queste famiglie, soprattutto in caso di presenza di minori, diversamente abili, anziani. È questo un effetto collaterale di una parte della delibera sulla quale l’associazione Un mondo di mondi aveva più volte espresso le proprie perplessità in merito, volte alla tutela della dignità umana secondo quanto sancito dall’articolo 2 della nostra Costituzione. 

Perplessità accentuata dalla dubbia applicazione dei punti 10, 11 e 12 della delibera di CC, che prevedono misure per tutelare il diritto all’abitare anche per le famiglie a basso reddito che hanno ricevuto o riceveranno l’ordine di sgombero. Se queste azioni non saranno attivate, il risultato sarà ancora una volta punitivo per le famiglie più povere, alle quali il settore di edilizia residenziale pubblica dovrebbe rivolgersi.

Da verificare con i settori competenti anche la possibilità di destinare beni confiscati ad alloggi popolari, aspetto della delibera rimasto ancora lettera morta.

È da auspicare che nell’applicazione della delibera prevalga il buon senso, puntando a punire chi lucra approfittandosi del bisogno altrui e non invece coloro che già subiscono una condizione di precarietà esistenziale.

Sarebbe necessario che l’Assessorato continui le verifiche con gli informatici della Re.ca.si non solo sugli alloggi comunali ma anche sugli alloggi Aterp come previsto dalla legge regionale nr 32/1996 all’articolo 12. Fino ad oggi infatti è emerso che le verifiche siano state condotte solo sul patrimonio del Comune, secondo un'interpretazione parziale della legge.

Non procedere anche sugli alloggi Aterp costituisce un forte ostacolo per il percorso di legalizzazione che punta a ripristinare il turn-over previsto dalla normativa vigente. Il patrimonio Aterp costituisce ben il 48% dell’intero patrimonio erp della città (3800 alloggi su complessivi 7800).

Ben vengano dunque le verifiche sugli assegnatari e il censimento delle situazioni alloggiative: ma che non sia una guerra tra disperati.


Cristina Delfino- Giacomo Marino - Direttivo Un Mondo Di Mondi

Avv.to Nicola Santostefano per il Movimento Reggio Non Tace

Osservatorio sul Disagio Abitativo

Avv.to Francesco Nucara – presidente Associazione ANCADIC




Comunicato stampa del 31 maggio 2017

Nessun alloggio popolare assegnato. È questo il bilancio a centodieci giorni dall'approvazione in Consiglio comunale della delibera (nr 3 del 10 febbraio 2017) sul ripristino delle condizioni di legalità degli alloggi Erp.

Nonostante le aspettative e qualche passo in avanti, il settore degli alloggi popolari resta ancora bloccato. Non si placa invece il disagio abitativo che continua ad affliggere le famiglie reggine. 

Nei prossimi giorni altri nuclei familiari si ritroveranno senza una casa e, se non ci saranno novità, dovranno vivere con i propri figli per strada o nell’abitacolo di un’autovettura.

Una realtà inaccettabile, ancor di più in una città come Reggio dove i vani realizzati superano gli abitanti di oltre 40 mila unità e ben 3 mila edifici risultano completamente inutilizzati (dati Osservatorio sul disagio abitativo – Prof. A. Ziparo).

A queste famiglie saranno date risposte concrete o dovranno ancora attendere? E quanto durerà ancora la negazione del loro diritto fondamentale alla casa?

Centodieci giorni sono un'eternità per chi è senza una casa o rischia di perderla.

Centodieci giorni sono un tempo sufficiente per raggiungere qualche risultato, per dare delle risposte alle famiglie che si trovano in situazioni di estremo disagio abitativo. 

Dopo quasi quattro mesi, invece, siamo qui a chiederci quale sia l'esito delle verifiche che l’assessorato alle politiche della casa doveva condurre con tre informatici della società Recasi. Quali risultati sono stati raggiunti fino ad oggi? 

Certo è che il tempo scorre, ed è un tempo preziosissimo per chi è senza alloggio, come è facile intuire a chiunque. A partire dal 28 febbraio scorso, l’associazione Un Mondo di Mondi, per collaborare nelle azioni di verifica, ha trasmesso via pec all’assessora A. Marcianò ed al dirigente M. Romano l’elenco di 75 alloggi popolari che risultano non abitati. Fino ad oggiperò non si è avuto alcun riscontro in merito.

Secondo il testo della delibera, la Consigliera delegata ai beni confiscati, l’Assessora alle politiche della casa ed il Dirigente del servizio Erp avrebbero dovuto verificare quante abitazioni confiscate potessero essere destinate ad alloggi popolari. Perché neppure questa importantissima verifica è stata effettuata? 

Perché invece si preferisce assegnare gli alloggi confiscati alle associazioni o impegnarli per progetti di housing sociale, quando centinaia di famiglie da gennaio 2012 hanno vinto un bando comunale e attendono l’assegnazione di alloggi popolari? 

Anche l'atteso regolamento dell’articolo 31 della l.r. 32/1996, previsto dalla delibera per consentire le assegnazioni in deroga in modo trasparente, non è stato ancora presentato in Consiglio comunale.

La delibera prevedeva anche che il Sindaco provvedesse a proporre al Consiglio Regionale l’abrogazione del comma 7 bis dell’articolo 59/ter della legge regionale nr 32/1996 che sottrae le risorse delle alienazioni al settore della politica degli alloggi popolari. Non risulta, ad oggi, che il Primo cittadino lo abbia fatto.

Ci chiediamo inoltre: quando si provvederà ad invitare la Giunta regionale ad approvare il piano di interventi previsto dall’articolo 3 bis della legge regionale nr 8 del 1995?

Per ora l'unica azione portata a termine è quella dell’inserimento nel bilancio di previsione della somma necessaria per le manutenzioni degli alloggi popolari derivante dalle entrate dei canoni degli stessi alloggi. Nel bilancio di previsione triennale (2017-2019) è stata prevista la somma complessiva di 2,8 milioni di euro per tre anni e 1,3 milioni per l’anno in corso.

Auspichiamo che l’Assessorato alle politiche della casa renda pubblici i tempi per l’utilizzo delle somme, i criteri ed il piano che saranno applicati per la ristrutturazione degli alloggi comunali.

Nelle prossime settimane alcune famiglie si troveranno senza un tetto, crediamo quindi sia doveroso che l’Amministrazione Comunale si faccia carico del disagio di queste persone, trovando delle soluzioni abitative. Per queste situazioni di emergenza si potrebbe considerare la possibilità di assegnare alloggi che necessitano di essere ristrutturati, ma che garantiscono una sufficiente abitabilità, come pure l’affitto di alloggi privati, utilizzando il finanziamento di 1,3 milioni di euro destinato al settore erp. 

Ex Polveriera di Ciccarello (Rc), foto di M. Costantino 
Rimane aperta anche la questione ex Polveriera. Si è appreso in questi giorni dell'avvio di un intervento di bonifica, ma nulla trapela sulla sorte delle famiglie che dal 1960 sono ghettizzate nella baraccopoli.

Non è trascurabile inoltre la necessità di assegnare alle famiglie che hanno diritto degli alloggi in condizioni di inclusione sociale, a garanzia del diritto fondamentale ad un alloggio adeguato. Ulteriori assegnazioni nei ghetti di case popolari rappresenterebbero un grave errore dalle conseguenze prevedibili.

Dopo centodieci giorni di aspettative, fiducia e speranza, urgono risposte.

Cristina Delfino- Giacomo Marino - Direttivo Un Mondo Di Mondi

Avv.to Nicola Santostefano per il Movimento Reggio Non Tace

Osservatorio sul Disagio Abitativo

Avv.to Francesco Nucara – presidente Associazione ANCADIC




mercoledì 17 maggio 2017

Arghillà nord, acqua sotto gli alloggi popolari

Ad Arghillà nord la struttura socio-relazionale non permette agli abitanti l’inclusione sociale, mentre gli edifici mettono in pericolo anche la loro incolumità fisica. 

I comparti 5 e 6 degli alloggi Aterp (circa 200 alloggi), da circa 10 anni, hanno le fondamenta sommerse dall’acqua. 
Foto (D. Rappoccio) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada

Questo problema rimasto irrisolto non garantisce la stabilità delle costruzioni e costituisce un serio pericolo per gli abitanti. 

L’ umidità interessa costantemente ed in modo consistente il piano terra degli edifici. I vani degli ascensori vengono inondati dall’acqua che proviene dai cavi di fondazione. 

In queste condizioni gli ascensori non dovrebbero essere utilizzati perché si potrebbero verificare dei gravi incidenti. Ma vengono ugualmente usati per raggiungere i piani superiori.


Le segnalazioni all’Aterp, ente proprietario degli alloggi, sono state tante nel corso degli anni, soprattutto da parte degli abitanti. Perfino la trasmissione televisiva “Le Iene” in un servizio su Arghillà nord ha denunciato questo problema. 

Ma fino ad oggi non c’è stato alcun intervento strutturale per risolverlo. 

Foto (D. Rappoccio) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
L’Aterp continua a sostenere che l’acqua proviene soltanto dalle perdite delle tubature rotte e quindi periodicamente si limita a riparare i tubi e a svuotare i cavi di fondazione dall’acqua. Ma dopo ogni operazione, l’acqua inonda nuovamente le fondamenta. 

L’ultimo intervento è stato realizzato dall’Aterp nel mese di febbraio 2017 ed il 23 aprile i cavi di fondazione dei due fabbricati erano nuovamente inondati dall’acqua. 

Di questo si è accertato direttamente il presidente dell’associazione anche con delle foto. 

Il 30 aprile l’associazione ha segnalato via pec il problema all’Aterp Regionale invitando l’Azienda a prendere i provvedimenti necessari, considerando che le continue inondazioni non lasciano molti dubbi sulla presenza di una falda acquifera sotto gli edifici. 

L’8 maggio il presidente dell’associazione veniva invitato dal Distretto Aterp di Reggio Calabria a partecipare ad un sopralluogo negli edifici. 
Foto del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada

Il sopralluogo si è tenuto il 9 maggio con i dirigenti Aterp ed il presidente dell’associazione con redazione di un apposito verbale sottoscritto dai presenti. 

I responsabili dell’Aterp hanno continuato a sostenere che l’acqua presente nei cavi di fondazione proviene dai tubi che sono stati rotti. 
Ma dal sopralluogo è emerso che solo in uno dei due fabbricati del comparto 5 è possibile che ci siano dei tubi rotti. 
Nell’altro edificio l’acqua ha inondato le fondamenta senza che ci fosse alcun tubo rotto. 

Foto del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
Inoltre dalla verifica effettuata in uno dei due piezometri (piccolo pozzo di osservazione avente lo scopo di osservare il carico idraulico di una falda), installati dall’Aterp presso i cortili degli edifici, è stata accertata la presenza di acqua nel sottosuolo. Quest’acqua molto probabilmente proviene da una falda acquifera. 

Il sopralluogo si è concluso con l’impegno assunto da parte dei dirigenti Aterp di verificare la provenienza dell’acqua. 

Pertanto chiediamo all’Aterp di effettuare al più presto le verifiche promesse e di realizzare, subito dopo, gli interventi strutturali necessari per mettere in sicurezza gli edifici. 

Giacomo Marino - Presidente Un mondo di mondi 



Arghillà, quale soluzione ai postumi da "effetto concentrazione"?

Concentrare la povertà nelle periferie cittadine è stata per decenni una politica abitativa fallimentare, con conseguenze ben visibili in diverse città d'Italia e del mondo. 
Foto (G. Terranova) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada

Arghillá nord è l'esempio più visibile, ma non l'unico in città, delle dinamiche che le scienze sociali hanno fatto rientrare all'interno del cosiddetto "effetto concentrazione". 

Ciò che stupisce è che attualmente le analisi politiche e del settore su Arghillá non sembra vogliano prendere in considerazione questo fondamentale elemento. 

Le analisi delle scienze sociali offrono un quadro entro il quale può essere inserita la questione sociale di Arghillá nord. 

Secondo la letteratura scientifica degli ultimi 20-30 anni sul tema dei quartieri sensibili, si comprende che Arghillà nord rappresenta uno dei tanti “ghetti” di alloggi popolari realizzati dalla politica dell’edilizia residenziale pubblica in Calabria, in Italia e nel resto del mondo. 

Molte ricerche* hanno evidenziato in modo chiaro che gli insediamenti abitativi dove si concentra un’alta percentuale (superiore al 40%) di famiglie che hanno un reddito di povertà costituiscono strutturalmente un tessuto socio-relazionale con un basso capitale sociale e per questo sono spazi di esclusione. 

La scienza sociale descrive questi luoghi come territori nei quali, a causa della loro struttura socio-relazionale, le persone che vi abitano non riescono ad avere accesso alle risorse sociali ed economiche che offre il resto della città. 

Pertanto, in questi territori strutturalmente deboli, accanto all’emarginazione, si sviluppano dinamiche di devianza e di degrado, sfruttate dalla malavita organizzata per i propri scopi criminali. 

Dalle ricerche scientifiche e dal contesto sociale di Arghillá si può dedurre come la causa che ha reso Arghillà nord un “ghetto urbano”, sia la sua debole struttura che riunisce in un luogo delimitato un gran numero di famiglie povere. 

La condizione di ghetto non è quindi determinata dagli abitanti, ma dalla struttura fisica e relazionale dell’insediamento, che è stata prodotta dalla scelta politica di costruire in un luogo 1000 alloggi popolari. 

Foto (A. Sergi) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
Definire “ghetto” questo insediamento non è in alcun modo offensivo per i suoi abitanti, perché questa definizione non si riferisce a loro, ma alla “gabbia sociale” nella quale si trovano.

Per i ghetti urbani come Arghillà nord, la soluzione principale evidenziata dalle scienze sociali è il modello della "mixitè", ossia territori con tipologie di alloggi diversi, dove non si concentrano famiglie povere ma vi abitano famiglie con redditi e storia sociale diversificati. 

I territori con una mixitè sociale hanno una struttura socio-relazionale che ha un buon capitale sociale, il quale favorisce la partecipazione e l’inclusione sociale, permettendo l’accesso alle risorse socio economiche offerte dalla città e una maggiore consapevolezza di rivendicazione sociale.

Quest’analisi descrive la causa e propone una soluzione, trovando una dimostrazione concreta e diretta nella stessa Arghillà. 

Nel confronto tra i due insediamenti abitativi esistenti infatti, quello a nord con quello a sud, si evidenziano gli effetti differenti dovuti ad una maggiore distribuzione sociale.

Nell’insediamento di Arghillà sud, a differenza di quello collocato a nord, si può constatare una struttura di mixitè sociale, con residenze e redditi maggiormente diversificati. 

La struttura di mixitè ha garantito in questo insediamento una buona rete socio-relazionale e un discreto capitale sociale, consentendo la nascita di un territorio inclusivo e quindi lo sviluppo di associazioni e attività sociali ed economiche. 

Al contrario nell’insediamento di Arghillà nord il maggiore concentramento di molte famiglie povere ha formato un territorio di esclusione sociale. 

Sulla base delle ricerche scientifiche e delle esperienze concrete, il ghetto di Arghillà nord potrá essere superato realizzando gradualmente una struttura di mixitè sociale. 

Una possibile concretizzazione potrebbe essere il trasferimento di una buona parte degli abitanti di Arghillá nord in altri quartieri, come già molte famiglie richiedono. 

Si potrebbe inoltre proporre la residenza per famiglie con un reddito medio. 

L’altra possibilità potrebbe essere quella di dismettere l’intera struttura ghetto, convertendo e vendendo gli alloggi e dislocando tutti gli abitanti in altri quartieri della città. 

Per realizzare progetti di questo tipo alcuni comuni hanno presentato delle proposte con il Bando nazionale Periferie scaduto il 30 agosto 2016; ma altre possibilità finanziarie si potrebbero attivare se ci fosse la volontà politica. 

Purtroppo negli ultimi vent’anni le Amministrazioni comunali hanno affrontato la questione sociale di Arghillà nord seguendo delle analisi discutibili, che individuano gli effetti e non la causa del problema. 

La prima analisi è stata quella della mancanza di opere di urbanizzazione primarie e secondarie, come causa di degrado ed esclusione sociale. 

Foto (U. Ruvolo) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
L’adozione di quest’ analisi ha portato il Comune a realizzare nel corso degli anni una serie di progetti, spendendo diversi milioni di euro, senza produrre alcun risultato utile per superare la situazione di esclusione sociale e povertà di molti abitanti. 

Mentre si realizzavano questi progetti il Comune continuava ad autorizzare l’Aterp alla costruzione di nuovi comparti di alloggi popolari nell’area di Arghillà nord, che avrebbero ampliato ulteriormente il ghetto esistente. 

Questo accade quando non c'è interesse nell'analizzare le cause delle questioni sociali. 

Nonostante 20 anni di insuccessi, su molti fronti sembra ancora prevalere un’altra analisi errata: quella su base etnica, secondo la quale la presenza di numerose famiglie rom sarebbe all'origine del contesto degradato di Arghillá nord. 

Un'analisi con contorni discriminatori che non distingue gli effetti della povertà da quelli relativi all'appartenenza di un'etnia. Fermo restando che il trasferimento ad Arghillá di molte famiglie povere di etnia rom è da biasimare per aver ancora una volta costretto quest'ultime a condizioni di vita pessime, tuttavia questo è un effetto della causa principale. 

Di dubbia utilità è anche la strada che sembra stia intraprendendo l'amministrazione comunale: la realizzazione di un progetto securitario che tenta di colpire l'effetto e non la causa dei problemi e per il quale si spenderanno circa 1,2 milioni di euro. 

Si auspica che la strada del confronto sia sempre aperta per cominciare a riflettere con serietà e non con la pancia sulla questione Arghillà nord. 

*(Wilson W.J., The truly Disadvantaged, The Inner City, The Underclass, and Public Policy, Chicago, University of Chicago press, 1987; Wilson W.J. (a cura di), The Ghetto Underclass. Social Science Perspectives, Londra: Sage, 1993; M. Magatti, La città Abbandonata , Il Mulino , Bologna 2007; F. Zajczy, B. Borlini, F. Memo, F. Mugnano, Quartieri periferici tra incertezza e trasformazione, Bruno Mondadori, Milano, 2005; E. Pugliese (a cura) Oltre le vele. Rapporto su Scampia, Fridericiana Editrice Universitaria, Napoli, 1999; AAVV, I rom e l’abitare interculturale, FrancoAngeli 2009)

Cristina Delfino- Giacomo Marino -Direttivo Un Mondo Di Mondi 





giovedì 30 marzo 2017

Alloggi popolari, oggi sit-in: applicate la delibera!

Sarebbero circa 2 milioni e 800 mila euro le somme accantonate derivanti dai canoni di locazione degli alloggi erp.
A comunicarlo stamane l'assessora alle finanze del comune Irene Calabró, in seguito al sit-in organizzato dalle associazioni Un mondo di mondi, Ancadic, Movimento Reggio non tace e cittadini in lotta per il diritto all'abitare. 

Dopo due ore di protesta davanti a Palazzo San Giorgio, per chiedere al sindaco Falcomatà di fare chiarezza sulla questione alloggi popolari, rappresentanti delle associazioni e cittadini, con la mediazione degli agenti della Digos, hanno incontrato il presidente Demetrio Delfino, il consigliere comunale Demetrio Martino e l'assessora Calabró. 

Le associazioni hanno chiesto delucidazioni in merito all'applicazione della delibera sugli alloggi popolari approvata lo scorso 10 febbraio. 

In particolare si è chiesto di fare chiarezza sulla questione degli informatici della Re.ca.s.i che secondo la delibera avrebbero dovuto essere a servizio del settore per avviare le verifiche sui requisiti degli assegnatari e dare forma alla banca dati pubblica sugli alloggi erp. 

L'assessora Calabró in questa occasione ha fatto luce sulla questione economica, a seguito della richiesta formale dell' associazione Un mondo di mondi. 

Le somme accantonate che ammonterebbero a oltre 2 milioni di euro, saranno inserite nel bilancio di previsione 2017, la cui approvazione è prevista per il mese di aprile. Tali somme dovranno essere utilizzate per la manutenzione e il rilancio dell' edilizia residenziale pubblica, secondo la programmazione definita dall'assessora Marcianó e dal dirigente di settore.

Sugli informatici della Re.ca.s.i, il presidente del Consiglio comunale Delfino s'impegna: «Darò notizie nel più breve tempo possibile». 



Comunicato stampa 


Ancora ostacoli all’applicazione della delibera sugli alloggi popolari approvata dal Consiglio comunale lo scorso 10 febbraio. 

Giacomo Marino - Un mondo di mondi 
Il piano d’azione delineato dall’assessora Angela Marcianò, sul quale si fonda la delibera, non ha ancora sortito gli effetti sperati. 

Francesco Nucara - Ancadic
Nicola Santostefano- Reggio non tace
Gli informatici della Re.ca.s.i, non sono stati ancora assegnati dal Sindaco all’assessorato. Si tratta di un passo fondamentale per avviare le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari, per la realizzazione della banca dati sul patrimonio erp e per dare attuazione all’intero piano. 

Finora si è provveduto solo ad un trasferimento di alcuni dipendenti dal settore gestito dalla dirigente C. Stracuzza al settore gestito dal dirigente M. Romano, lasciando però invariato il numero del personale che da sempre si occupa della gestione ordinaria del patrimonio edilizio. 

Nessuna task force dunque a rafforzare la battaglia contro il “sistema illegale” che gestisce gli alloggi popolari. 

Rimane ancora incerto anche l’aspetto economico. 

C’è da far luce sugli incassi annuali del Comune relativi ai canoni di locazione degli alloggi erp per tirare le somme da destinare obbligatoriamente alla manutenzione e al rilancio del settore alloggi popolari. L’Amministrazione comunale dovrà quindi prevedere nel prossimo bilancio di previsione 2017 le somme necessarie e vincolate per il settore di edilizia residenziale pubblica. 

Il rischio altrimenti è che il settore degli alloggi popolari vada pian piano, in silenzio e in modo inesorabile in declino, negando a centinaia di persone a basso reddito il diritto all’abitare. 

Già nelle settimane scorse il dirigente M. Romano aveva dichiarato che negli ultimi 2 anni il Comune ha speso per la manutenzione solo 2 euro per ciascuno dei 4.000 alloggi. C’è ancora da chiedersi come siano state spese le entrate derivanti dai canoni in questi due anni. 

Queste entrate infatti sono vincolate dalla legge al settore per il quale devono essere utilizzate, non solo per la necessaria manutenzione ma anche per bilanciare l’azione di vendita di una parte degli alloggi con nuove acquisizioni. 

E poi ancora: per quale motivo il Comune non comincia ad assegnare le abitazioni confiscate? 

Le associazioni Un mondo di mondi, Ancadic e il movimento Reggio Non Tace, insieme ai cittadini che si battono per garantire il diritto all’abitare, ribadiscono la necessità di dare applicazione in tempi brevi alla delibera approvata dal Consiglio Comunale. 

Dal sindaco G. Falcomatà e dal presidente del Consiglio Comunale D. Delfino si attendono le dovute azioni. 


Cristina Delfino, Giacomo Marino - direttivo Un Mondo Di Mondi 
Avv.to Nicola Santostefano per il Movimento Reggio Non Tace 
Avv.to Francesco Nucara – presidente Associazione ANCADIC 





domenica 12 marzo 2017

Gioia Tauro, cala il silenzio sulle famiglie di via Asmara e via Libia

Dove sono finiti gli alloggi e i fondi per la dislocazione abitativa? 


Ancora silenzio sul progetto Contratto di Quartiere II e sul relativo finanziamento concesso al Comune di Gioia Tauro per il superamento del ghetto storico di via Asmara.

Conferenza stampa tra le baracche di via Asmara (ottobre 2016)
Già spesi una parte dei fondi previsti dal progetto per la costruzione di una scuola in via Asmara, aperta nel settembre scorso. Ma buona parte del progetto, il cui finanziamento complessivo è di circa 7 milioni di euro, si deve ancora concretizzare.



Restano le dichiarazioni dell'ex sindaco Giuseppe Pedá nella conferenza stampa del 14 ottobre scorso: l’ultima rata del finanziamento progettuale, pari a 4 milioni di euro, doveva essere utilizzata per la sistemazione abitativa in dislocazione delle famiglie che vivono ancora nella baraccopoli di via Asmara e via Libia oltre che per la costruzione di 36 alloggi di edilizia residenziale pubblica sulla stessa area dove oggi si trova la baraccopoli. 



Secondo quanto affermato dall'ormai ex sindaco, una parte dei 4 milioni di euro era stata già incassata dal comune di Gioia Tauro e pertanto si sarebbe potuto provvedere da subito alla sistemazione abitativa delle famiglie della baraccopoli ma anche alla costruzione di 36 alloggi erp. 

Entrambe le operazioni si sarebbero dovute concludere nel giro di un anno. 

Per ottenere altre delucidazioni pubbliche dall'amministrazione Pedà, l'associazione Un mondo di mondi aveva organizzato una conferenza stampa tra le baracche di via Libia il 20 ottobre scorso. 

Con questa iniziativa l’associazione aveva riavviato la relazione con l’Amministrazione comunale. 

Ad interrompere il programma ci ha pensato la crisi aperta all'interno della maggioranza in Comune e il successivo scioglimento del Consiglio comunale.

Ad oggi quindi non è dato sapere che fine abbiano fatto il progetto Contratto di Quartiere II ed i relativi fondi ricevuti dal Comune nell' ottobre scorso.

Non è trascurabile il fatto che le due azioni da realizzare sono strettamente legate tra loro. 

Il progetto prevede infatti che i 36 alloggi erp vengano costruiti sull’area di Via Libia e Via Asmara in cui insiste la baraccopoli. 

Non dimentichiamo che il programma di equa dislocazione delle famiglie della baraccopoli era stato avviato dall'amministrazione Bellofiore. 

Il 30 settembre 2011, inoltre il Consiglio comunale aveva deciso che le famiglie della baraccopoli dovevano essere sistemate in equa dislocazione abitativa abbandonando il modello del campo/ghetto.

L'Amministrazione aveva quindi individuato gli alloggi necessari per l’equa dislocazione all’interno del patrimonio di edilizia residenziale pubblica effettuando, secondo quanto previsto dalla legge vigente (art. 12 L. reg.le nr 32/1996), le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari.

L’Amministrazione Bellofiore aveva individuato 11 alloggi erp e aveva dato inizio all'equa dislocazione assegnando un alloggio ad una delle famiglie della baraccopoli. 

Ma il progetto si è interrotto anche allora a causa della sopraggiunta crisi interna all’Amministrazione e quindi allo scioglimento del Consiglio Comunale. 

Con il successivo Commissariamento e poi con l’Amministrazione Pedà, gli 11 alloggi individuati sono passati “misteriosamente” da 11 a 3. In seguito si sono perse le tracce anche dei rimanenti alloggi. 

Che fine hanno fatto gli alloggi erp individuati che per legge dovevano rientrare nella disponibilità del Comune per la riassegnazione? 

Com'è possibile che, pur essendoci degli alloggi erp non abitati e dei beni comunali disponibili tra i beni confiscati, il comune di Gioia Tauro continui a lasciare circa 15 famiglie in condizioni abitative disumane? 

Il 12 gennaio scorso l'associazione Un mondo di mondi ha inviato via pec una lettera al commissario prefettizio Dr Domenico Fichera, chiedendo un incontro sul progetto del Contratto di Quartiere II e quindi sul futuro abitativo delle famiglie della baraccopoli. 

Il 20 febbraio scorso, il commissario ha ricevuto il presidente dell’associazione insieme ad una delle famiglie della baraccopoli e all’ex vicesindaco Dr Jacopo Rizzo il quale, durante l’amministrazione Bellofiore, si era occupato dell’equa dislocazione delle famiglie della baraccopoli. 

Il Commissario prefettizio Dr Domenico Fichera ha assicurato in quell'occasione che attraverso i dirigenti di settore si sarebbe informato sul Contratto di Quartiere II per poi riconvocare l'associazione entro una settimana. 

Si attende quindi che il Commissario prefettizio, con il Prefetto di Reggio Calabria dr Michele Di Bari e la Commissione ministeriale di accesso, insediata in questi giorni, facciano finalmente chiarezza su questa tortuosa situazione che riguarda le famiglie ghettizzate da decenni, la realizzazione del Contratto di Quartiere II con i relativi fondi e non ultima la gestione degli alloggi popolari. 


Giacomo Marino - Cristina Delfino, Direttivo Un Mondo Di Mondi

sabato 4 marzo 2017

Alloggi popolari, quali ostacoli alla legalità?

A distanza di oltre 20 giorni dall'approvazione in Consiglio comunale della delibera sugli alloggi popolari, il piano d'azione dell'assessora Angela Marcianò incontra ostacoli e ritardi. 
Oggi la conferenza stampa delle associazioni Un mondo di mondi, Ancadic, Movimento Reggio non tace e cittadini


Stenta a decollare il piano d'azione delineato dalla delibera sugli alloggi popolari approvata dal Consiglio comunale lo scorso 10 febbraio.

Le azioni preliminari per l’avvio delle attività di controllo del patrimonio, fortemente volute dall'assessora Angela Marcianó, continuano a trovare ostacoli. Dubbi sono sorti sullo stesso testo della delibera. 



Non risulta che l’assegnazione del personale all’assessorato, pur essendo previsto espressamente dalla delibera, sia stato assegnato alle direttive dell'assessora Marcianó e del dirigente Marcello Romano. 

Vero è che la delibera è stata pubblicata solo il 28 febbraio scorso, a distanza di ben 18 giorni dall'approvazione in Consiglio comunale. 

Ma è un fatto che, senza il personale necessario, difficilmente l’Assessorato alle politiche della casa potrà avviare le verifiche fondamentali per riprendere il controllo legale degli alloggi, effettuare le necessarie decadenze e riassegnare gli alloggi che si sono resi disponibili . 

Altro aspetto non trascurabile per garantire la sostenibilità di tutta l’operazione è quello economico. 

La delibera prevede che vengano garantite nel prossimo bilancio di previsione le somme necessarie per la manutenzione degli alloggi e gli accatastamenti di quelli in dismissione, in considerazione delle entrate vincolate al settore. Su questo fronte sono emersi non pochi dubbi di tipo burocratico e politico. 

A concretizzare le perplessità ci ha pensato il dirigente del settore finanze Piccione, aggiungendo, dopo l'approvazione del Consiglio, una postilla che esprime parere condizionato alla delibera comunale del 10 febbraio scorso, come si legge nell’ultima pagina della stessa. Non si comprende però perché la nota del dirigente Piccione non sia stata pubblicata all’Albo pretorio insieme al testo della delibera. 

L'aspetto più oscuro è che il parere condizionato del dirigente sia giunto dopo l'approvazione della delibera da parte della massima Assemblea cittadina e di due Commissioni consiliari. Delibera che tra l’altro riporta quanto definito dalla normativa vigente. 

Il Presidente del Consiglio Demetrio Delfino - che, oltre alla sua funzione di garante, si è impegnato personalmente all’attuazione della delibera -  potrebbe fornire delucidazioni in proposito e risposta a tutte le questioni ancora irrisolte.  
Questo settore, come ogni altro, per poter essere gestito nel tempo necessita di fondi, soprattutto per il fatto che è un settore costituito da immobili abitati che hanno bisogno di una periodica manutenzione. 

La legge regionale vigente prevede che il settore riceva come entrata ordinaria quella dei canoni mensili di locazione, entrata che deve essere utilizzata esclusivamente per le spese del settore, per la manutenzione degli alloggi ma anche per il suo rilancio. 

La legge prevede, inoltre, che ogni ente gestore di alloggi erp trasmetta annualmente alla Regione Calabria rendiconto dei costi e dei ricavi di questo ambito per il pareggio di esercizio (legge regionale nr 32/1996 art 35 comma 7). 

Il patrimonio comunale è composto da circa 4000 alloggi erp e quindi, pur considerando il fenomeno della morosità esistente, il comune riceve annualmente più di un milione di euro dai canoni mensili degli alloggi. 

Nell’incontro delle commissioni Assetto del territorio e Servizi sociali dello scorso 8 febbraio, in preparazione del testo della delibera del Consiglio Comunale, il dirigente Romano ha dichiarato che negli ultimi 2 anni il Comune ha speso per la manutenzione solo 2 euro per ciascuno dei 4.000 alloggi. Il nulla. 

Una domanda sorge spontanea: come sono state spese le entrate di questi due anni? 

Queste entrate sono vincolate al settore per il quale devono essere utilizzate. Lo prevede la legge e anche il buon senso, considerato che diversamente il Comune dovrà presto dismettere l’intero patrimonio negando il diritto alla casa alle famiglie povere. 

Pertanto nel prossimo bilancio di previsione, la cui approvazione è prevista entro il mese di marzo, l’Amministrazione comunale dovrà prevedere la somma necessaria per le manutenzioni e per i necessari accatastamenti degli alloggi in dismissione. 

Il dirigente Romano nell’incontro delle commissioni comunali Assetto del territorio e Servizi sociali dello scorso 8 febbraio, aveva previsto una somma superiore al milione di euro per le manutenzioni e circa 15.000 euro per l’accatastamento degli alloggi in dismissione.

Decisivo anche il passaggio del personale previsto dalla delibera, affinché sia reso operativo al servizio dell’Assessora alle politiche abitative.

Gli enti Un Mondo Di Mondi, Reggio Non Tace e Ancadic, insieme ad un gruppo di cittadini che da anni attendono l’assegnazione di un alloggio, continueranno a vigilare quotidianamente sull’applicazione della delibera sostenendo il piano d'azione dell'assessora Marcianó. 

Giacomo Marino - Cristina Delfino, direttivo Un Mondo Di Mondi
Avv.to Nicola Santostefano, Movimento Reggio Non Tace
Avv.to Francesco Nucara, presidente Associazione ANCADIC