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mercoledì 17 maggio 2017

Arghillà nord, acqua sotto gli alloggi popolari

Ad Arghillà nord la struttura socio-relazionale non permette agli abitanti l’inclusione sociale, mentre gli edifici mettono in pericolo anche la loro incolumità fisica. 

I comparti 5 e 6 degli alloggi Aterp (circa 200 alloggi), da circa 10 anni, hanno le fondamenta sommerse dall’acqua. 
Foto (D. Rappoccio) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada

Questo problema rimasto irrisolto non garantisce la stabilità delle costruzioni e costituisce un serio pericolo per gli abitanti. 

L’ umidità interessa costantemente ed in modo consistente il piano terra degli edifici. I vani degli ascensori vengono inondati dall’acqua che proviene dai cavi di fondazione. 

In queste condizioni gli ascensori non dovrebbero essere utilizzati perché si potrebbero verificare dei gravi incidenti. Ma vengono ugualmente usati per raggiungere i piani superiori.


Le segnalazioni all’Aterp, ente proprietario degli alloggi, sono state tante nel corso degli anni, soprattutto da parte degli abitanti. Perfino la trasmissione televisiva “Le Iene” in un servizio su Arghillà nord ha denunciato questo problema. 

Ma fino ad oggi non c’è stato alcun intervento strutturale per risolverlo. 

Foto (D. Rappoccio) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
L’Aterp continua a sostenere che l’acqua proviene soltanto dalle perdite delle tubature rotte e quindi periodicamente si limita a riparare i tubi e a svuotare i cavi di fondazione dall’acqua. Ma dopo ogni operazione, l’acqua inonda nuovamente le fondamenta. 

L’ultimo intervento è stato realizzato dall’Aterp nel mese di febbraio 2017 ed il 23 aprile i cavi di fondazione dei due fabbricati erano nuovamente inondati dall’acqua. 

Di questo si è accertato direttamente il presidente dell’associazione anche con delle foto. 

Il 30 aprile l’associazione ha segnalato via pec il problema all’Aterp Regionale invitando l’Azienda a prendere i provvedimenti necessari, considerando che le continue inondazioni non lasciano molti dubbi sulla presenza di una falda acquifera sotto gli edifici. 

L’8 maggio il presidente dell’associazione veniva invitato dal Distretto Aterp di Reggio Calabria a partecipare ad un sopralluogo negli edifici. 
Foto del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada

Il sopralluogo si è tenuto il 9 maggio con i dirigenti Aterp ed il presidente dell’associazione con redazione di un apposito verbale sottoscritto dai presenti. 

I responsabili dell’Aterp hanno continuato a sostenere che l’acqua presente nei cavi di fondazione proviene dai tubi che sono stati rotti. 
Ma dal sopralluogo è emerso che solo in uno dei due fabbricati del comparto 5 è possibile che ci siano dei tubi rotti. 
Nell’altro edificio l’acqua ha inondato le fondamenta senza che ci fosse alcun tubo rotto. 

Foto del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
Inoltre dalla verifica effettuata in uno dei due piezometri (piccolo pozzo di osservazione avente lo scopo di osservare il carico idraulico di una falda), installati dall’Aterp presso i cortili degli edifici, è stata accertata la presenza di acqua nel sottosuolo. Quest’acqua molto probabilmente proviene da una falda acquifera. 

Il sopralluogo si è concluso con l’impegno assunto da parte dei dirigenti Aterp di verificare la provenienza dell’acqua. 

Pertanto chiediamo all’Aterp di effettuare al più presto le verifiche promesse e di realizzare, subito dopo, gli interventi strutturali necessari per mettere in sicurezza gli edifici. 

Giacomo Marino - Presidente Un mondo di mondi 



Arghillà, quale soluzione ai postumi da "effetto concentrazione"?

Concentrare la povertà nelle periferie cittadine è stata per decenni una politica abitativa fallimentare, con conseguenze ben visibili in diverse città d'Italia e del mondo. 
Foto (G. Terranova) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada

Arghillá nord è l'esempio più visibile, ma non l'unico in città, delle dinamiche che le scienze sociali hanno fatto rientrare all'interno del cosiddetto "effetto concentrazione". 

Ciò che stupisce è che attualmente le analisi politiche e del settore su Arghillá non sembra vogliano prendere in considerazione questo fondamentale elemento. 

Le analisi delle scienze sociali offrono un quadro entro il quale può essere inserita la questione sociale di Arghillá nord. 

Secondo la letteratura scientifica degli ultimi 20-30 anni sul tema dei quartieri sensibili, si comprende che Arghillà nord rappresenta uno dei tanti “ghetti” di alloggi popolari realizzati dalla politica dell’edilizia residenziale pubblica in Calabria, in Italia e nel resto del mondo. 

Molte ricerche* hanno evidenziato in modo chiaro che gli insediamenti abitativi dove si concentra un’alta percentuale (superiore al 40%) di famiglie che hanno un reddito di povertà costituiscono strutturalmente un tessuto socio-relazionale con un basso capitale sociale e per questo sono spazi di esclusione. 

La scienza sociale descrive questi luoghi come territori nei quali, a causa della loro struttura socio-relazionale, le persone che vi abitano non riescono ad avere accesso alle risorse sociali ed economiche che offre il resto della città. 

Pertanto, in questi territori strutturalmente deboli, accanto all’emarginazione, si sviluppano dinamiche di devianza e di degrado, sfruttate dalla malavita organizzata per i propri scopi criminali. 

Dalle ricerche scientifiche e dal contesto sociale di Arghillá si può dedurre come la causa che ha reso Arghillà nord un “ghetto urbano”, sia la sua debole struttura che riunisce in un luogo delimitato un gran numero di famiglie povere. 

La condizione di ghetto non è quindi determinata dagli abitanti, ma dalla struttura fisica e relazionale dell’insediamento, che è stata prodotta dalla scelta politica di costruire in un luogo 1000 alloggi popolari. 

Foto (A. Sergi) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
Definire “ghetto” questo insediamento non è in alcun modo offensivo per i suoi abitanti, perché questa definizione non si riferisce a loro, ma alla “gabbia sociale” nella quale si trovano.

Per i ghetti urbani come Arghillà nord, la soluzione principale evidenziata dalle scienze sociali è il modello della "mixitè", ossia territori con tipologie di alloggi diversi, dove non si concentrano famiglie povere ma vi abitano famiglie con redditi e storia sociale diversificati. 

I territori con una mixitè sociale hanno una struttura socio-relazionale che ha un buon capitale sociale, il quale favorisce la partecipazione e l’inclusione sociale, permettendo l’accesso alle risorse socio economiche offerte dalla città e una maggiore consapevolezza di rivendicazione sociale.

Quest’analisi descrive la causa e propone una soluzione, trovando una dimostrazione concreta e diretta nella stessa Arghillà. 

Nel confronto tra i due insediamenti abitativi esistenti infatti, quello a nord con quello a sud, si evidenziano gli effetti differenti dovuti ad una maggiore distribuzione sociale.

Nell’insediamento di Arghillà sud, a differenza di quello collocato a nord, si può constatare una struttura di mixitè sociale, con residenze e redditi maggiormente diversificati. 

La struttura di mixitè ha garantito in questo insediamento una buona rete socio-relazionale e un discreto capitale sociale, consentendo la nascita di un territorio inclusivo e quindi lo sviluppo di associazioni e attività sociali ed economiche. 

Al contrario nell’insediamento di Arghillà nord il maggiore concentramento di molte famiglie povere ha formato un territorio di esclusione sociale. 

Sulla base delle ricerche scientifiche e delle esperienze concrete, il ghetto di Arghillà nord potrá essere superato realizzando gradualmente una struttura di mixitè sociale. 

Una possibile concretizzazione potrebbe essere il trasferimento di una buona parte degli abitanti di Arghillá nord in altri quartieri, come già molte famiglie richiedono. 

Si potrebbe inoltre proporre la residenza per famiglie con un reddito medio. 

L’altra possibilità potrebbe essere quella di dismettere l’intera struttura ghetto, convertendo e vendendo gli alloggi e dislocando tutti gli abitanti in altri quartieri della città. 

Per realizzare progetti di questo tipo alcuni comuni hanno presentato delle proposte con il Bando nazionale Periferie scaduto il 30 agosto 2016; ma altre possibilità finanziarie si potrebbero attivare se ci fosse la volontà politica. 

Purtroppo negli ultimi vent’anni le Amministrazioni comunali hanno affrontato la questione sociale di Arghillà nord seguendo delle analisi discutibili, che individuano gli effetti e non la causa del problema. 

La prima analisi è stata quella della mancanza di opere di urbanizzazione primarie e secondarie, come causa di degrado ed esclusione sociale. 

Foto (U. Ruvolo) del Bluocean's workshop diretto da Mario Spada
L’adozione di quest’ analisi ha portato il Comune a realizzare nel corso degli anni una serie di progetti, spendendo diversi milioni di euro, senza produrre alcun risultato utile per superare la situazione di esclusione sociale e povertà di molti abitanti. 

Mentre si realizzavano questi progetti il Comune continuava ad autorizzare l’Aterp alla costruzione di nuovi comparti di alloggi popolari nell’area di Arghillà nord, che avrebbero ampliato ulteriormente il ghetto esistente. 

Questo accade quando non c'è interesse nell'analizzare le cause delle questioni sociali. 

Nonostante 20 anni di insuccessi, su molti fronti sembra ancora prevalere un’altra analisi errata: quella su base etnica, secondo la quale la presenza di numerose famiglie rom sarebbe all'origine del contesto degradato di Arghillá nord. 

Un'analisi con contorni discriminatori che non distingue gli effetti della povertà da quelli relativi all'appartenenza di un'etnia. Fermo restando che il trasferimento ad Arghillá di molte famiglie povere di etnia rom è da biasimare per aver ancora una volta costretto quest'ultime a condizioni di vita pessime, tuttavia questo è un effetto della causa principale. 

Di dubbia utilità è anche la strada che sembra stia intraprendendo l'amministrazione comunale: la realizzazione di un progetto securitario che tenta di colpire l'effetto e non la causa dei problemi e per il quale si spenderanno circa 1,2 milioni di euro. 

Si auspica che la strada del confronto sia sempre aperta per cominciare a riflettere con serietà e non con la pancia sulla questione Arghillà nord. 

*(Wilson W.J., The truly Disadvantaged, The Inner City, The Underclass, and Public Policy, Chicago, University of Chicago press, 1987; Wilson W.J. (a cura di), The Ghetto Underclass. Social Science Perspectives, Londra: Sage, 1993; M. Magatti, La città Abbandonata , Il Mulino , Bologna 2007; F. Zajczy, B. Borlini, F. Memo, F. Mugnano, Quartieri periferici tra incertezza e trasformazione, Bruno Mondadori, Milano, 2005; E. Pugliese (a cura) Oltre le vele. Rapporto su Scampia, Fridericiana Editrice Universitaria, Napoli, 1999; AAVV, I rom e l’abitare interculturale, FrancoAngeli 2009)

Cristina Delfino- Giacomo Marino -Direttivo Un Mondo Di Mondi 





giovedì 30 marzo 2017

Alloggi popolari, oggi sit-in: applicate la delibera!

Sarebbero circa 2 milioni e 800 mila euro le somme accantonate derivanti dai canoni di locazione degli alloggi erp.
A comunicarlo stamane l'assessora alle finanze del comune Irene Calabró, in seguito al sit-in organizzato dalle associazioni Un mondo di mondi, Ancadic, Movimento Reggio non tace e cittadini in lotta per il diritto all'abitare. 

Dopo due ore di protesta davanti a Palazzo San Giorgio, per chiedere al sindaco Falcomatà di fare chiarezza sulla questione alloggi popolari, rappresentanti delle associazioni e cittadini, con la mediazione degli agenti della Digos, hanno incontrato il presidente Demetrio Delfino, il consigliere comunale Demetrio Martino e l'assessora Calabró. 

Le associazioni hanno chiesto delucidazioni in merito all'applicazione della delibera sugli alloggi popolari approvata lo scorso 10 febbraio. 

In particolare si è chiesto di fare chiarezza sulla questione degli informatici della Re.ca.s.i che secondo la delibera avrebbero dovuto essere a servizio del settore per avviare le verifiche sui requisiti degli assegnatari e dare forma alla banca dati pubblica sugli alloggi erp. 

L'assessora Calabró in questa occasione ha fatto luce sulla questione economica, a seguito della richiesta formale dell' associazione Un mondo di mondi. 

Le somme accantonate che ammonterebbero a oltre 2 milioni di euro, saranno inserite nel bilancio di previsione 2017, la cui approvazione è prevista per il mese di aprile. Tali somme dovranno essere utilizzate per la manutenzione e il rilancio dell' edilizia residenziale pubblica, secondo la programmazione definita dall'assessora Marcianó e dal dirigente di settore.

Sugli informatici della Re.ca.s.i, il presidente del Consiglio comunale Delfino s'impegna: «Darò notizie nel più breve tempo possibile». 



Comunicato stampa 


Ancora ostacoli all’applicazione della delibera sugli alloggi popolari approvata dal Consiglio comunale lo scorso 10 febbraio. 

Giacomo Marino - Un mondo di mondi 
Il piano d’azione delineato dall’assessora Angela Marcianò, sul quale si fonda la delibera, non ha ancora sortito gli effetti sperati. 

Francesco Nucara - Ancadic
Nicola Santostefano- Reggio non tace
Gli informatici della Re.ca.s.i, non sono stati ancora assegnati dal Sindaco all’assessorato. Si tratta di un passo fondamentale per avviare le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari, per la realizzazione della banca dati sul patrimonio erp e per dare attuazione all’intero piano. 

Finora si è provveduto solo ad un trasferimento di alcuni dipendenti dal settore gestito dalla dirigente C. Stracuzza al settore gestito dal dirigente M. Romano, lasciando però invariato il numero del personale che da sempre si occupa della gestione ordinaria del patrimonio edilizio. 

Nessuna task force dunque a rafforzare la battaglia contro il “sistema illegale” che gestisce gli alloggi popolari. 

Rimane ancora incerto anche l’aspetto economico. 

C’è da far luce sugli incassi annuali del Comune relativi ai canoni di locazione degli alloggi erp per tirare le somme da destinare obbligatoriamente alla manutenzione e al rilancio del settore alloggi popolari. L’Amministrazione comunale dovrà quindi prevedere nel prossimo bilancio di previsione 2017 le somme necessarie e vincolate per il settore di edilizia residenziale pubblica. 

Il rischio altrimenti è che il settore degli alloggi popolari vada pian piano, in silenzio e in modo inesorabile in declino, negando a centinaia di persone a basso reddito il diritto all’abitare. 

Già nelle settimane scorse il dirigente M. Romano aveva dichiarato che negli ultimi 2 anni il Comune ha speso per la manutenzione solo 2 euro per ciascuno dei 4.000 alloggi. C’è ancora da chiedersi come siano state spese le entrate derivanti dai canoni in questi due anni. 

Queste entrate infatti sono vincolate dalla legge al settore per il quale devono essere utilizzate, non solo per la necessaria manutenzione ma anche per bilanciare l’azione di vendita di una parte degli alloggi con nuove acquisizioni. 

E poi ancora: per quale motivo il Comune non comincia ad assegnare le abitazioni confiscate? 

Le associazioni Un mondo di mondi, Ancadic e il movimento Reggio Non Tace, insieme ai cittadini che si battono per garantire il diritto all’abitare, ribadiscono la necessità di dare applicazione in tempi brevi alla delibera approvata dal Consiglio Comunale. 

Dal sindaco G. Falcomatà e dal presidente del Consiglio Comunale D. Delfino si attendono le dovute azioni. 


Cristina Delfino, Giacomo Marino - direttivo Un Mondo Di Mondi 
Avv.to Nicola Santostefano per il Movimento Reggio Non Tace 
Avv.to Francesco Nucara – presidente Associazione ANCADIC 





domenica 12 marzo 2017

Gioia Tauro, cala il silenzio sulle famiglie di via Asmara e via Libia

Dove sono finiti gli alloggi e i fondi per la dislocazione abitativa? 


Ancora silenzio sul progetto Contratto di Quartiere II e sul relativo finanziamento concesso al Comune di Gioia Tauro per il superamento del ghetto storico di via Asmara.

Conferenza stampa tra le baracche di via Asmara (ottobre 2016)
Già spesi una parte dei fondi previsti dal progetto per la costruzione di una scuola in via Asmara, aperta nel settembre scorso. Ma buona parte del progetto, il cui finanziamento complessivo è di circa 7 milioni di euro, si deve ancora concretizzare.



Restano le dichiarazioni dell'ex sindaco Giuseppe Pedá nella conferenza stampa del 14 ottobre scorso: l’ultima rata del finanziamento progettuale, pari a 4 milioni di euro, doveva essere utilizzata per la sistemazione abitativa in dislocazione delle famiglie che vivono ancora nella baraccopoli di via Asmara e via Libia oltre che per la costruzione di 36 alloggi di edilizia residenziale pubblica sulla stessa area dove oggi si trova la baraccopoli. 



Secondo quanto affermato dall'ormai ex sindaco, una parte dei 4 milioni di euro era stata già incassata dal comune di Gioia Tauro e pertanto si sarebbe potuto provvedere da subito alla sistemazione abitativa delle famiglie della baraccopoli ma anche alla costruzione di 36 alloggi erp. 

Entrambe le operazioni si sarebbero dovute concludere nel giro di un anno. 

Per ottenere altre delucidazioni pubbliche dall'amministrazione Pedà, l'associazione Un mondo di mondi aveva organizzato una conferenza stampa tra le baracche di via Libia il 20 ottobre scorso. 

Con questa iniziativa l’associazione aveva riavviato la relazione con l’Amministrazione comunale. 

Ad interrompere il programma ci ha pensato la crisi aperta all'interno della maggioranza in Comune e il successivo scioglimento del Consiglio comunale.

Ad oggi quindi non è dato sapere che fine abbiano fatto il progetto Contratto di Quartiere II ed i relativi fondi ricevuti dal Comune nell' ottobre scorso.

Non è trascurabile il fatto che le due azioni da realizzare sono strettamente legate tra loro. 

Il progetto prevede infatti che i 36 alloggi erp vengano costruiti sull’area di Via Libia e Via Asmara in cui insiste la baraccopoli. 

Non dimentichiamo che il programma di equa dislocazione delle famiglie della baraccopoli era stato avviato dall'amministrazione Bellofiore. 

Il 30 settembre 2011, inoltre il Consiglio comunale aveva deciso che le famiglie della baraccopoli dovevano essere sistemate in equa dislocazione abitativa abbandonando il modello del campo/ghetto.

L'Amministrazione aveva quindi individuato gli alloggi necessari per l’equa dislocazione all’interno del patrimonio di edilizia residenziale pubblica effettuando, secondo quanto previsto dalla legge vigente (art. 12 L. reg.le nr 32/1996), le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari.

L’Amministrazione Bellofiore aveva individuato 11 alloggi erp e aveva dato inizio all'equa dislocazione assegnando un alloggio ad una delle famiglie della baraccopoli. 

Ma il progetto si è interrotto anche allora a causa della sopraggiunta crisi interna all’Amministrazione e quindi allo scioglimento del Consiglio Comunale. 

Con il successivo Commissariamento e poi con l’Amministrazione Pedà, gli 11 alloggi individuati sono passati “misteriosamente” da 11 a 3. In seguito si sono perse le tracce anche dei rimanenti alloggi. 

Che fine hanno fatto gli alloggi erp individuati che per legge dovevano rientrare nella disponibilità del Comune per la riassegnazione? 

Com'è possibile che, pur essendoci degli alloggi erp non abitati e dei beni comunali disponibili tra i beni confiscati, il comune di Gioia Tauro continui a lasciare circa 15 famiglie in condizioni abitative disumane? 

Il 12 gennaio scorso l'associazione Un mondo di mondi ha inviato via pec una lettera al commissario prefettizio Dr Domenico Fichera, chiedendo un incontro sul progetto del Contratto di Quartiere II e quindi sul futuro abitativo delle famiglie della baraccopoli. 

Il 20 febbraio scorso, il commissario ha ricevuto il presidente dell’associazione insieme ad una delle famiglie della baraccopoli e all’ex vicesindaco Dr Jacopo Rizzo il quale, durante l’amministrazione Bellofiore, si era occupato dell’equa dislocazione delle famiglie della baraccopoli. 

Il Commissario prefettizio Dr Domenico Fichera ha assicurato in quell'occasione che attraverso i dirigenti di settore si sarebbe informato sul Contratto di Quartiere II per poi riconvocare l'associazione entro una settimana. 

Si attende quindi che il Commissario prefettizio, con il Prefetto di Reggio Calabria dr Michele Di Bari e la Commissione ministeriale di accesso, insediata in questi giorni, facciano finalmente chiarezza su questa tortuosa situazione che riguarda le famiglie ghettizzate da decenni, la realizzazione del Contratto di Quartiere II con i relativi fondi e non ultima la gestione degli alloggi popolari. 


Giacomo Marino - Cristina Delfino, Direttivo Un Mondo Di Mondi

sabato 4 marzo 2017

Alloggi popolari, quali ostacoli alla legalità?

A distanza di oltre 20 giorni dall'approvazione in Consiglio comunale della delibera sugli alloggi popolari, il piano d'azione dell'assessora Angela Marcianò incontra ostacoli e ritardi. 
Oggi la conferenza stampa delle associazioni Un mondo di mondi, Ancadic, Movimento Reggio non tace e cittadini


Stenta a decollare il piano d'azione delineato dalla delibera sugli alloggi popolari approvata dal Consiglio comunale lo scorso 10 febbraio.

Le azioni preliminari per l’avvio delle attività di controllo del patrimonio, fortemente volute dall'assessora Angela Marcianó, continuano a trovare ostacoli. Dubbi sono sorti sullo stesso testo della delibera. 



Non risulta che l’assegnazione del personale all’assessorato, pur essendo previsto espressamente dalla delibera, sia stato assegnato alle direttive dell'assessora Marcianó e del dirigente Marcello Romano. 

Vero è che la delibera è stata pubblicata solo il 28 febbraio scorso, a distanza di ben 18 giorni dall'approvazione in Consiglio comunale. 

Ma è un fatto che, senza il personale necessario, difficilmente l’Assessorato alle politiche della casa potrà avviare le verifiche fondamentali per riprendere il controllo legale degli alloggi, effettuare le necessarie decadenze e riassegnare gli alloggi che si sono resi disponibili . 

Altro aspetto non trascurabile per garantire la sostenibilità di tutta l’operazione è quello economico. 

La delibera prevede che vengano garantite nel prossimo bilancio di previsione le somme necessarie per la manutenzione degli alloggi e gli accatastamenti di quelli in dismissione, in considerazione delle entrate vincolate al settore. Su questo fronte sono emersi non pochi dubbi di tipo burocratico e politico. 

A concretizzare le perplessità ci ha pensato il dirigente del settore finanze Piccione, aggiungendo, dopo l'approvazione del Consiglio, una postilla che esprime parere condizionato alla delibera comunale del 10 febbraio scorso, come si legge nell’ultima pagina della stessa. Non si comprende però perché la nota del dirigente Piccione non sia stata pubblicata all’Albo pretorio insieme al testo della delibera. 

L'aspetto più oscuro è che il parere condizionato del dirigente sia giunto dopo l'approvazione della delibera da parte della massima Assemblea cittadina e di due Commissioni consiliari. Delibera che tra l’altro riporta quanto definito dalla normativa vigente. 

Il Presidente del Consiglio Demetrio Delfino - che, oltre alla sua funzione di garante, si è impegnato personalmente all’attuazione della delibera -  potrebbe fornire delucidazioni in proposito e risposta a tutte le questioni ancora irrisolte.  
Questo settore, come ogni altro, per poter essere gestito nel tempo necessita di fondi, soprattutto per il fatto che è un settore costituito da immobili abitati che hanno bisogno di una periodica manutenzione. 

La legge regionale vigente prevede che il settore riceva come entrata ordinaria quella dei canoni mensili di locazione, entrata che deve essere utilizzata esclusivamente per le spese del settore, per la manutenzione degli alloggi ma anche per il suo rilancio. 

La legge prevede, inoltre, che ogni ente gestore di alloggi erp trasmetta annualmente alla Regione Calabria rendiconto dei costi e dei ricavi di questo ambito per il pareggio di esercizio (legge regionale nr 32/1996 art 35 comma 7). 

Il patrimonio comunale è composto da circa 4000 alloggi erp e quindi, pur considerando il fenomeno della morosità esistente, il comune riceve annualmente più di un milione di euro dai canoni mensili degli alloggi. 

Nell’incontro delle commissioni Assetto del territorio e Servizi sociali dello scorso 8 febbraio, in preparazione del testo della delibera del Consiglio Comunale, il dirigente Romano ha dichiarato che negli ultimi 2 anni il Comune ha speso per la manutenzione solo 2 euro per ciascuno dei 4.000 alloggi. Il nulla. 

Una domanda sorge spontanea: come sono state spese le entrate di questi due anni? 

Queste entrate sono vincolate al settore per il quale devono essere utilizzate. Lo prevede la legge e anche il buon senso, considerato che diversamente il Comune dovrà presto dismettere l’intero patrimonio negando il diritto alla casa alle famiglie povere. 

Pertanto nel prossimo bilancio di previsione, la cui approvazione è prevista entro il mese di marzo, l’Amministrazione comunale dovrà prevedere la somma necessaria per le manutenzioni e per i necessari accatastamenti degli alloggi in dismissione. 

Il dirigente Romano nell’incontro delle commissioni comunali Assetto del territorio e Servizi sociali dello scorso 8 febbraio, aveva previsto una somma superiore al milione di euro per le manutenzioni e circa 15.000 euro per l’accatastamento degli alloggi in dismissione.

Decisivo anche il passaggio del personale previsto dalla delibera, affinché sia reso operativo al servizio dell’Assessora alle politiche abitative.

Gli enti Un Mondo Di Mondi, Reggio Non Tace e Ancadic, insieme ad un gruppo di cittadini che da anni attendono l’assegnazione di un alloggio, continueranno a vigilare quotidianamente sull’applicazione della delibera sostenendo il piano d'azione dell'assessora Marcianó. 

Giacomo Marino - Cristina Delfino, direttivo Un Mondo Di Mondi
Avv.to Nicola Santostefano, Movimento Reggio Non Tace
Avv.to Francesco Nucara, presidente Associazione ANCADIC

mercoledì 15 febbraio 2017

Alloggi popolari, adesso i fatti!

Dopo l'approvazione della delibera da parte del Consiglio comunale di Reggio Calabria, si attende il sostegno concreto al piano d'azione delineato dall'assessora Angela Marcianò 

Consiglio comunale sul tema alloggi popolari
Un passo in avanti è stato compiuto sul tema alloggi popolari. 
La delibera approvata in Consiglio comunale lo scorso 10 febbraio (Primi provvedimenti per il ripristino delle condizioni di legalità per l'edilizia residenziale pubblica ed efficientamento del settore) mette nero su bianco le linee tracciate dall'assessora Angela Marcianò per superare il "sistema illegale" radicato nel settore.


Dopo oltre due anni e mezzo di stallo, di muri di gomma e rimpalli si è giunti finalmente ad un piano di azione convincente per garantire, attraverso l'applicazione della legge regionale 32/1996, il diritto alla casa per le famiglie a basso reddito e prive di un alloggio adeguato.

Un risultato raggiunto grazie soprattutto alla determinazione e alla capacità di analisi dell'assessora Marcianò che, in meno di due mesi dalla sua nomina, è riuscita, insieme al neodirigente del settore, a individuare le falle nella gestione degli alloggi popolari, già attenzionate e denunciate negli anni dalle associazioni Un Mondo Di Mondi, Ancadic e dal movimento Reggio Non Tace.

La delibera approvata è infatti frutto del percorso avviato nel mese di giugno 2016, quando associazioni e cittadini chiesero formalmente l'applicazione della legge di settore e reclamarono una discussione in Consiglio comunale al presidente Delfino, ai capigruppo consiliari e alle commissioni consiliari "Assetto del territorio" e "Servizi sociali".

Una vera e propria azione di democrazia partecipativa che, una volta incrociati i giusti interlocutori istituzionali, ha prodotto la delibera approvata in Consiglio. 

A segnare un punto di svolta, la nomina dell'assessora Marcianò lo scorso dicembre da parte del Sindaco. 

Infatti il documento sottoposto al Consiglio comunale lo scorso 10 febbraio è il risultato dell'elaborazione dei 12 punti proposti dall'Assessora e dal dirigente Romano, intervenuti a modificare in modo sostanziale la precedente delibera redatta dal consigliere delegato Minniti e approvata dalle commissioni "Assetto del territorio" e "Servizi sociali" nel mese di ottobre 2016, in seguito alla richiesta delle associazioni. 

La delibera approvata dal Consiglio comunale è un vero e proprio programma di azione finalizzato all'applicazione rigorosa della legge vigente. 

La sua applicazione apre una fase impegnativa. 

Il "sistema illegale" è infatti radicato nella cultura di molti cittadini e nelle istituzioni, pertanto la lotta contro di esso non deve essere addossata unicamente all'Assessora e al dirigente Romano. 

E' necessario il pieno appoggio di tutti gli organi del Consiglio Comunale, del sindaco Falcomatà, della Giunta, dei dirigenti e funzionari comunali, delle associazioni e dei cittadini. 

Il voto contrario alla delibera da parte di 4 consiglieri di minoranza, motivato dall'inefficienza del passato, non dovrebbe però compromettere l'impegno per il presente e per il futuro. 

Oggi non servono le chiacchiere o le polemiche sterili ma il sostegno operativo all'assessora Marcianò sui singoli contenuti della delibera, evitando i compromessi al ribasso. 

In nome della giustizia sociale, dunque, nessuna preoccupazione e nessun condizionamento legato al consenso elettorale dovrebbe inficiare l'applicazione della delibera. 

E' facile prevedere l'opposizione di coloro che hanno "interessi" nel mantenere il "sistema illegale". 

Ma ben più decisivo sarà l'apprezzamento ed il sostegno diretto di tutte le famiglie a cui verrà finalmente assegnato con trasparenza un alloggio perché aventi diritto.

Le associazioni Un Mondo Di Mondi, Ancadic ed il movimento Reggio Non Tace garantiranno all'Assessora e al Dirigente il loro sostegno con azioni concrete e dirette, come hanno già cominciato a fare. 

Si auspica che in tempi brevi vengano attuate tutte le azioni necessarie. 

Fondamentale la collaborazione dell'Aterp regionale, proprietaria di quasi il 50% degli alloggi che insistono sul territorio comunale e che dovranno essere oggetto delle verifiche di legge da parte del Comune. 

Anche la società RECASI e la dirigente della Polizia Municipale dovranno provvedere in tempi brevi a distaccare il personale necessario al settore di edilizia residenziale pubblica; come anche il Segretario generale e la dirigente alle Risorse Umane, in accordo con l'Assessora, dovranno provvedere a mettere alle dipendenze esclusive del settore ERP il personale necessario. 

Non meno rilevante la questione articolo 31 della legge regionale nr 32/1996. E' infatti impellente l'approvazione di un regolamento per le assegnazioni in deroga. 

Inoltre, considerata la grave emergenza abitativa di molte famiglie che da anni attendono l'assegnazione di un alloggio, tra le quali anche vincitrici del bando 2005, sarebbe necessario che il sindaco, la Giunta ed il Consiglio Comunale decidano di destinare gli alloggi confiscati e affidati al Comune di Reggio Calabria prioritariamente alle assegnazioni di alloggi ERP. 

Tale priorità è prevista dall'articolo 26 comma 1 bis del decreto legge n. 133 del 12 settembre 2014. 

Altro punto della delibera non trascurabile è il vincolo degli introiti acquisiti e da acquisire dalle dismissioni, affinché vengano utilizzati esclusivamente per il settore di edilizia residenziale pubblica e non invece destinati a favore dei vincoli di bilancio comunale. 

Inoltre, pur se la delibera non lo prevede, sarebbe coerente con lo spirito della stessa che anche gli introiti dei canoni mensili di locazione degli alloggi erp siano ugualmente vincolati alle spese del settore. 

Non è pensabile infatti che le famiglie più povere paghino sulla loro pelle il debito generato dalla scelleratezza della politica. Avanti, dunque!

Giacomo Marino, Cristina Delfino - direttivo Un Mondo Di Mondi
Avv.to Nicola Santostefano - Movimento Reggio Non Tace  
Avv.to Francesco Nucara – presidente Associazione ANCADIC.



sabato 4 febbraio 2017

Alloggi popolari, pieno sostegno all'assessora Marcianò nella lotta al sistema illegale


Le associazioni Un mondo di mondi, Ancadic e il Movimento Reggio non tace ieri in conferenza stampa per un'analisi all'indomani del Consiglio comunale dello scorso 26 gennaio, sul tema dell'edilizia residenziale pubblica. 
Convince il piano d'azione dell'assessora Marcianò e del dirigente Romano ma rimangono perplessità sullo "spacchettamento" del settore e sulla riconferma di un consigliere delegato 


C'è in ballo una sorta di "lotta di classe" sulla questione
alloggi popolari. 

Un nervo scoperto per il Comune di Reggio Calabria, affrontato nella seduta aperta del Consiglio comunale lo scorso 26 gennaio. 

La discussione, a cui hanno partecipato cittadini e associazioni interessati al tema, si è incentrata sulle modalità di azione per far ripartire un settore in cui regna una diffusa illegalità e inefficienza. 

La questione delle verifiche sugli assegnatari e l'occupazione abusiva degli alloggi sono i due aspetti dello stesso problema su cui si giocano le priorità d'azione. 

In sala consiliare si è arrivati dopo sette mesi dalla richiesta delle associazioni Un mondo di mondi, Reggio non tace e Ancadic, avendo come punto di partenza una delibera di consiglio proposta dal consigliere delegato Giovanni Minniti, incentrata in via prioritaria sulla lotta all'occupazione abusiva degli alloggi e solo marginalmente all'assenza di verifiche dei requisiti degli assegnatari e alla questione trasparenza. 

Una scelta politica che evidentemente tende a colpire gli effetti e non le cause dell'illegalità diffusa nel settore. Puntando così alla coda anziché alla testa del problema, si finisce per punire in via prioritaria e senza distinzioni chi occupa un alloggio per necessità e solo secondariamente chi lucra sul bisogno altrui. 

Ma la legge regionale vigente che norma il settore ha ben altra impostazione. 

La finalità degli alloggi popolari dovrebbe infatti assicurare alle famiglie più povere il diritto alla casa; al contrario il “sistema illegale” che “governa” il settore favorisce una classe sociale più agiata, se non anche criminale, che pretende di mantenere un alloggio pur avendone perso i requisiti, che lo affitta, lo "vende", lo adibisce ad altri usi e magari acquisisce il diritto al "riscatto" dell'alloggio senza averlo mai abitato. 

Una realtà complessa di illegalità che si è affermata negli anni grazie alla complicità, all'inerzia e all'assenza di trasparenza delle istituzioni chiamate a vigilare sul settore. 


I 12 emendamenti presentati dall'assessora Angela Marcianó e dal dirigente Marcello Romano rappresentano invece un punto di rottura con il vecchio sistema illegale. Il cosiddetto "tesoretto d' idee", così definito dal consigliere Minniti, ha in realtà le sembianze di una panacea per i mali del settore. 

Di fondamentale importanza è quindi come richiesto dall'assessora Marcianó: l'adeguamento del personale per poter effettuare le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari, per le decadenze e per elaborare una banca dati pubblica con l’anagrafe degli assegnatari e censimento degli alloggi; l'adeguata applicazione delle assegnazioni in deroga (art 31 legge nr 32/1996) attraverso una regolamentazione che scansi i rischi clientelari garantendo il diritto alla casa nei casi di effettiva emergenza abitativa. 

Da non trascurare anche le richieste sulle risorse economiche per ottenere il vincolo delle entrate dei canoni e delle vendite degli alloggi e richiedere al consiglio regionale l’abrogazione del comma 7 bis dell’articolo 59/ter della legge regionale nr 32/1996. 

Considerando le proposte dell'assessora Marcianó e gli interventi dei cittadini e delle associazioni, il consiglio ha deciso lo scorso 26 gennaio di rinviare l'approvazione di una delibera più forte e unitaria. Si attende quindi che le commissioni consiliari, chiamate ad elaborare in maniera celere la nuova proposta di delibera, lo facciano partendo dai 12 punti presentati dall’assessora Marcianò.

Pertanto c'è da auspicare che il prossimo consiglio comunale, da convocare a breve come promesso dal presidente Delfino, porti all'approvazione di una delibera che contenga tutte le proposte dell’assessora Marcianò e solleciti le forze politiche a sostenerla nella sua applicazione. 

Sarebbe un enorme passo in avanti nel rispetto della legge vigente, a garanzia del diritto alla casa per le famiglie più povere. 



Giacomo Marino- Delfino Cristina - direttivo Un mondo di mondi 

Nicola Santostefano - Movimento Reggio non tace

Francesco Nucara - Ancadic