pub-6178281982904860 Un mondo di mondi

venerdì 10 giugno 2016

Alloggi popolari, garantire il diritto alla casa

Le associazioni Un mondo di mondi,  Ancadic e cittadini  in conferenza dei capigruppo  al Comune di Reggio Calabria 
per chiedere legalità nella gestione degli alloggi popolari


Comunicato stampa 

La gestione legale degli alloggi popolari per garantire il diritto alla casa alle famiglie a basso reddito. Questo il tema al centro dell’audizione delle due associazioni Un Mondo di Mondi e Ancadic, nella conferenza dei capigruppo del consiglio comunale di Reggio Calabria dell'8 giugno a Palazzo San Giorgio. 

La conferenza dei capigruppo, convocata dal presidente del consiglio comunale Demetrio Delfino, è stata fortemente richiesta dalle associazioni Un Mondo di Mondi e Ancadic. Presenti all'audizione anche alcune famiglie vincitrici della graduatoria definitiva del bando comunale 2005, tra cui anche la famiglia Carrozza, e la sezione locale dell’Opera Nomadi. 

Le associazioni Un Mondo di Mondi e Ancadic hanno presentato ai capigruppo e al presidente del consiglio comunale, attraverso un documento, la proposta di un ordine del giorno per il Consiglio Comunale che prevede l’adeguata attuazione, attraverso la costituzione di un gruppo interforze, delle verifiche dei requisiti degli assegnatari degli alloggi erp, i successivi atti di decadenza, il censimento del patrimonio degli alloggi erp e la costituzione di un tavolo di lavoro. 


Tale richiesta nasce dal fatto che per le vie ordinarie le verifiche e le decadenze non vengono attivate. Pertanto il passaggio in Consiglio Comunale avrebbe l'obiettivo di ottenere una delibera autorevole che dia alla Giunta la forza per attivare tutti i provvedimenti necessari per la gestione legale dell'edilizia residenziale pubblica. 
Ció consentirebbe di riprendere nella disponibilità del Comune gli alloggi non abitati per assegnarli alle famiglie vincitrici del bando 2005 e a quelle che si trovano in condizioni di grave emergenza abitativa. 

Le associazioni promotrici hanno anche sottolineato la necessità che il comune garantisca per intero l’iter previsto dalla normativa vigente effettuando anche le decadenze necessarie. 

Per questo aspetto, il presidente dell’associazione Ancadic, avv. Nucara, ha rappresentato una certa distonia per il comportamento ambivalente dell'amministrazione; la quale addirittura in un caso in cui il tribunale amministrativo ha rilevato gli estremi per giungere ad un provvedimento di decadenza (in capo ad un assegnatario non abitante l'alloggio) ha preferito non emettere alcunché e volgere ricorso al Consiglio di Stato. 

La richiesta presentata dalle due associazioni è stata largamente condivisa dai capigruppo presenti (per la maggioranza: D.Martino, G.Sera, F. Gangemi, R. Albanese, A. Castorina; per la minoranza: P. Imbalzano, A. Maiolino), dal consigliere delegato all'edilizia Giovanni Minniti e dall'assessore alla legalità Giovanni Muraca, i quali hanno apprezzato l’iniziativa intrapresa e hanno chiesto alle associazioni di continuare ad attenzionare questo percorso. 

In particolare il capogruppo Demetrio Martino ha ricordato come il problema della gestione degli alloggi Erp sia stato da lui stesso affrontato nel 1999-2000, in qualità di presidente di una Commissione comunale. "Negli ultimi 16 anni niente è cambiato - ha dichiarato con rammarico Martino- ma oggi sembra che ci siano le condizioni per affrontare seriamente questa problematica". 

La richiesta presentata dalle due associazioni sarà discussa nei prossimi giorni, secondo quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo e dal presidente del consiglio Delfino, in Prima Commissione Comunale Assetto del Territorio per preparare adeguatamente l’ordine del giorno da presentare al più presto in Consiglio comunale. 

 Il caso della famiglia dell’ex Polveriera che il 29 maggio scorso ha subito il crollo del bagno, è stato il secondo argomento affrontato nella stessa conferenza dei capigruppo. L’associazione Un Mondo di Mondi ha consegnato al consigliere delegato al settore patrimonio erp, Giovanni Minniti, il verbale dei vigili del fuoco che hanno effettuato l’intervento in seguito al crollo del muro. Il consigliere delegato si è assunto l’impegno di trovare, in tempi brevi, una sistemazione abitativa per questa famiglia

Auspichiamo un esito positivo della vicenda.


Avv.to Francesco Nucara presidente A.n.ca.d.i.c.
Sig. Giacomo Marino,  Cristina Delfino  - Direttivo Un Mondo di Mondi

lunedì 6 giugno 2016

Crollo all'ex Polveriera di Ciccarello, vite a rischio

Crollata una parete interna di una baracca, la famiglia Bevilacqua chiede l'intervento dell'amministrazione comunale


All'ex Polveriera di Ciccarello (Regg. Cal.) la vita è una partita alla roulette russa. Ci sono muri che crollano ma non fanno rumore. 

Lo scorso 29 maggio una parete interna di una baracca si è frantumata sotto gli occhi della famiglia Bevilacqua. 

Solo il caso ha voluto che nessuno fosse nel posto sbagliato al momento del crollo ma le crepe sul resto delle pareti lasciano prevedere possibili esiti tragici. 

Dopo il crollo sono intervenuti i vigili del fuoco ma non la polizia municipale, nonostante la richiesta di intervento. 

La famiglia, composta dai coniugi Bevilacqua e da tre figli, di cui una minorenne, vive di lavori saltuari, in condizioni di disagio economico. Il crollo della parete, oltre a rendere la famiglia sprovvista dei servizi igienici, ha causato difficoltà alla figlia più piccola nella frequenza degli ultimi giorni di scuola. 

Il presidente di Un mondo di mondi G. Marino in  conferenza stampa 
La famiglia risulta inoltre vincitrice del bando 1999 per l'assegnazione degli alloggi popolari. Questo episodio dovrebbe porre ancora una volta all'attenzione le precarie condizioni di vita delle famiglie che vivono nel ghetto di baracche esistente da ormai oltre 50 anni. 

In attesa che il Comune decida di avviare le verifiche previste dalla legge sugli alloggi di edilizia residenziale pubblica, queste famiglie continuano a rimanere in bilico tra il perpetuo pericolo per la propria vita e il sogno di un futuro che dia almeno la parvenza della dignità umana. 

Come associazione abbiamo già inoltrato al Comune richiesta di assegnazione alloggio per la famiglia che si é impegnata a demolire la propria baracca qualora venga messa nelle condizioni di poterla abbandonare. 

Giacomo Marino, Cristina Delfino –Direttivo Un Mondo di Mondi
Foto di Paula Kajzar


giovedì 26 maggio 2016

LabRom a Reggio Calabria, il 30 e 31 maggio incontro-confronto su questioni sociali



 LabRom 30-31 maggio 

dalle 9,30 alle 18

Seminario Arcivescovile di via Pio XI



Al via la terza tappa nazionale di LabRom, a Reggio Calabria  il 30 e 31 maggio,  dalle ore 9,30 alle ore 18, presso il Seminario Arcivescovile di via Pio XI

Una “due giorni” di incontro e confronto tra soggetti  che si occupano nei propri territori delle questioni sociali che riguardano anche ma non soltanto persone di etnia rom.

L’appuntamento per il Sud Italia, organizzato dall’Associazione 21 luglio, dalla Fondazione Migrantes, dalle associazioni Mo.ci  e Un Mondo di Mondi, prevede due aree tematiche.

Il tema della prima giornata sarà “La condizione dei rom e dei sinti in emergenza abitativa nel Sud Italia”. Ad introdurre i lavori Alessandro Petronio, docente di psicologia delle comunità, che presenterà la relazione dal titolo “Dal diritto alla governance comunitaria del bene collettivo ‘abitare’ ”.

Tema della seconda giornata saràIl bambino rom: criticità, risorse e prospettive. Costruire una rete per la prima infanzia”
Severina Tuoto, psicologa dell’età evolutiva, introdurrà i lavori con la relazione dal titolo “Lo sviluppo psicologico del bambino da 0 a 6”.

Per entrambe le giornate sono previste relazioni e testimonianze e, nel pomeriggio, lavori di gruppo.

Per informazioni e prenotazioni scrivere all’indirizzo labrom@21luglio.org.

Intervista a Giacomo Marino su OsservAzione.org









Leggi l'intervista a Giacomo Marino su www.ossservazione.org

giovedì 19 maggio 2016

Alloggi popolari, quando un diritto è una chimera

Le difficoltà l’hanno allenata alla tenacia per buona parte della sua vita. 
Per questo oggi la sig.ra Carrozza difende con le unghie il suo diritto ad un alloggio popolare e non si arrende. 

Suo marito, operaio agricolo,  è vincitore del bando 2005 per l’assegnazione degli alloggi di Edilizia residenziale pubblica, collocato in graduatoria tra i primi sessanta. 
A undici anni dal bando, è riuscito ad ottenere finora, tramite un ricorso al Tar, solo un decreto di assegnazione.  

Nonostante il più grande dei suoi tre figli, affetto da sindrome di down, la tenga occupata incessantemente,   la signora Carrozza  continua a chiedere conto, negli uffici amministrativi del Comune,  dei  tempi necessari affinché il suo diritto venga garantito.

L'amministrazione comunale all'assemblea cittadina
del 14 marzo 2016
La risposta è sempre uguale, l’ultima dalla voce  del vice sindaco Saverio Anghelone. 
«Dicono che dobbiamo aspettare – racconta la signora -  che non ci sono alloggi e che stanno lavorando». Eppure in questi  anni di attesa tante cose avrebbe voluto non vederle né ascoltarle.

«Non posso accettare  che per ottenere un alloggio popolare bisogna occuparlo, come ho visto fare in questi anni –spiega con convinzione - non fa parte di me agire nell’illegalità». Intanto continua a pagare circa 400 euro per un alloggio in affitto, tagliando su tutto il resto e assistendo senza sosta e senza aiuto il suo primogenito, oggi trentenne.

«La risposta del sindaco Falcomatà all’assemblea cittadina dello scorso marzo mi aveva dato speranza – racconta ancora Carrozza – per aprile mi aspettavo una risposta positiva». E invece sono arrivate le dichiarazioni pubbliche del consigliere delegato Giovanni Minniti, secondo il quale gli alloggi disponibili si conterebbero sulle dita di una mano.

Eppure quanto già rilevato nella Relazione della commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria nel 2012 sembrerebbe ancora attuale. Non risulta infatti ancora oggi un serio «esercizio dell’obbligo di verifica e controllo dei requisiti soggettivi dei beneficiari». E se il Comune  non effettua i controlli previsti dalla legge per far decadere gli assegnatari che non abbiano più i requisiti previsti, sarà difficile che gli alloggi possano rientrare nella disponibilità dell’Ente, anziché essere illegalmente affittati  o adibiti ad altri usi.   

«Da bambina non capivo cosa significasse avere “bisogno” – conclude con amarezza la signora Carrozza – ma oggi mi rendo conto cosa vuol dire scontrarsi con il Potere nella condizione di chi ha un diritto e non ha la forza per rivendicarlo».


Cristina Delfino –Direttivo Un Mondo di Mondi 

venerdì 13 maggio 2016

Alloggi popolari in Calabria: la gestione illegale che nega il diritto all'abitare



Gli alloggi popolari, un welfare negato

Gli alloggi popolari nel comune di Reggio Calabria e negli altri comuni del territorio provinciale costituirebbero un’importante risorsa di welfare per le famiglie più povere, ma questa possibilità viene negata dall’illegalità in cui versa il settore. La gestione degli alloggi popolari è da tempo “governata” da un “sistema illegale” che dipende principalmente dalle azioni dei comuni, i quali secondo la legge vigente sono gli enti che dovrebbero applicare il sistema legale (sistema legale del turnover ) ma, nella gran parte dei casi, non lo applicano.

Il sistema legale

Ma qual è il sistema legale del settore? La legge regionale nr32/1996, che regola questo ambito, stabilisce che i comuni debbano assegnare gli alloggi popolari, attraverso dei bandi pubblici o delle procedure in deroga (art. 31 L. reg.le nr32/1996), alle famiglie che hanno determinati requisiti di svantaggio sociale (art. 10 L. reg.le nr32/1996) e le assegnazioni debbano seguire il principio del turnover. Secondo la legge ogni alloggio deve rimanere nella disponibilità della famiglia assegnataria fino a quando questa mantiene i requisiti previsti. Ma una volta che i requisiti vengono meno il comune deve riprendersi l’alloggio e lo deve assegnare ad un’altra famiglia. Per far funzionare questo meccanismo la legge prevede che il comune debba verificare la permanenza nel tempo dei requisiti degli assegnatari (art. 12 L. reg.le nr 32/1996); quando questi vengono meno il comune deve emettere l’atto di decadenza dall’assegnazione ( art. 47 L.reg.le nr 32/1996), deve riprendersi l’alloggio e lo deve assegnare ad un’altra famiglia che ha i requisiti. Pertanto il principio del turnover, stabilito dalla legge regionale, rappresenta il welfare abitativo che regola in modo solidale e perequativo la gestione degli alloggi popolari, quali beni comuni destinati, esclusivamente, a garantire il diritto fondamentale alla casa per le famiglie con reddito basso e prive di un’abitazione adeguata. Inoltre, se il turnover venisse applicato garantirebbe ai comuni la possibilità di avere sempre una quota di alloggi da assegnare alle famiglie che ne hanno diritto. 

Il “sistema illegale”

Ma la legge regionale non viene applicata e questo ha generato un “sistema illegale”, che è determinato principalmente dalle azioni dei comuni che non applicano la norma e, subordinatamente, dal comportamento illegale degli assegnatari degli alloggi che hanno perso i requisiti, dalla “cultura illegale dell’alloggio popolare” e dalle azioni di coloro che gestiscono e occupano abusivamente gli alloggi. I comuni non effettuano le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari in modo adeguato, secondo quanto è previsto dalla legge, non emettono le necessarie decadenze e dichiarano di non avere alloggi disponibili da assegnare alle famiglie che ne hanno diritto. In alcuni casi, i comuni per fare cassa arrivano perfino a vendere gli alloggi agli assegnatari che da tempo non abitano negli alloggi e che invece secondo la legge dovrebbero far decadere. Da parte loro gli assegnatari che hanno perso i requisiti e non abitano più negli alloggi popolari, non restituiscono gli alloggi ai comuni e all’Aterp e mettono in atto delle azioni per nascondere la perdita dei requisiti. A sostenere questo “sistema” si è sviluppata anche una cultura illegale secondo la quale l’alloggio “deve” rimanere per sempre nella disponibilità dell’assegnatario, anche dopo la perdita dei requisiti. Attraverso l’articolazione di queste azioni, ma soprattutto di quelle comunali di mancata applicazione della legge, il “sistema illegale”, nel corso degli anni, si è radicato fino a diventare un elemento “strutturale” del settore. La gran parte degli alloggi non abitati dagli assegnatari, che in modo illegale rimane nella disponibilità degli assegnatari, viene utilizzata da questi in diversi modi: come case per le vacanze, per usi non abitativi, per ospitare parenti, per ricavarci un reddito attraverso l’affitto o la “vendita” . Una parte minoritaria di questi alloggi non viene controllata dagli assegnatari e viene occupata senza titolo da famiglie che sono in stato di disagio abitativo, oppure viene “gestita” da altri soggetti per ricavarne un profitto attraverso l’affitto o la “vendita”. Una parte delle occupazioni abusive, dopo qualche anno, viene regolarizzata attraverso una legge regionale di sanatoria (L.reg.le nr 8 del 30 marzo 1995) che negli ultimi 20 anni è stata sempre aggiornata per consentire una costante azione di regolarizzazione. La scelta di una “sanatoria perenne” ha in qualche modo “favorito” il “sistema illegale”, facendo diventare l’occupazione senza titolo un modo “ordinario” ed efficace per avere accesso ad un alloggio, mentre la procedura legale non funziona. Questo “sistema illegale” ha determinato, nella città di Reggio Calabria e nel rimanente territorio della provincia, una diffusa situazione irregolare per la quale si stima che circa 2000 alloggi (stima ricavata dalla Relazione Commissione d’accesso comune Reggio Cal- 2012-pg. 59) vengano utilizzati in modo illegale, mentre qualche migliaio di famiglie povere, una parte delle quali vincitrice di bandi pubblici, non hanno una casa. Nonostante la gravità dei fatti, i comuni non riconoscono le loro responsabilità e le nascondono, denunciando come unica illegalità del settore una piccola parte delle occupazioni abusive per la quale fanno eseguire gli sfratti. I pochi alloggi liberati con queste operazioni vengono lasciati dai comuni nella disponibilità degli assegnatari che non hanno più i requisiti di legge e non li abitano da anni e quindi vengono nuovamente occupati abusivamente o gestiti illegalmente. In questo modo il “sistema illegale” continua a rimanere inalterato.



Giacomo Marino  –Cristina Delfino-  Direttivo Un Mondo Di Mondi

domenica 1 maggio 2016

Alloggi popolari: quale "malafede"?

Ben vengano le diatribe a mezzo stampa se possono servire ad aprire spazi di riflessione su questioni sociali. 

L'attacco del consigliere delegato all'edilizia pubblica Giovanni Minniti, in risposta alle nostre perplessità sulla gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, fornisce informazioni importanti che non sono trapelate nell'ambito dei sette incontri avuti nell'arco di un anno e mezzo, anche alla presenza del presidente del Consiglio Demetrio Delfino. 

In sostanza, oltre alla caparbietà con cui il consigliere continua a dividere la cittadinanza reggina in nomadi e non nomadi, emerge che le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli attuali assegnatari non sono state effettuate e che ad oggi solo 31 alloggi risultano non assegnati, di cui 26 già occupati.
In sostanza, per le famiglie che avrebbero diritto ad un alloggio popolare e attendono nella graduatoria del bando 2005, e non solo, le cose si mettono male.

Eppure in città ci sono segnalazioni di qualche centinaio di alloggi popolari non abitati dagli assegnatari che il Comune, se applicasse seriamente la legge vigente, potrebbe riprendere nella propria disponibilità per assegnarli ai vincitori del bando 2005. 

Apprendiamo invece che questo problema non verrà affrontato effettuando le verifiche previste dalla legge, con la costituzione della tanto annunciata task force ma piuttosto effettuando delle “assemblee periferiche con i residenti”. 

É questo il modo in cui si vuole ripristinare la legalità nel settore alloggi popolari?


Se il diritto di ogni cittadino di chieder conto in merito all'inefficienza dell'attuale e delle passate amministrazioni significa per il consigliere Minniti "mandare al massacro", o essere "capziosi" e " in malafede", ci chiediamo quale sia il modello di partecipazione civica di cui questa amministrazione ha bisogno. 

Dall'insediamento di questa amministrazione abbiamo fornito dati, segnalato alloggi che risultano assegnati e adibiti ad altri scopi, di contro abbiamo ricevuto solo informazioni parziali. 

I politicanti hanno bisogno di proseliti, di distogliere l'attenzione dai problemi reali ma un gruppo di cittadini che ha pagato a caro prezzo la coerenza della propria missione sociale non ha da vincere tornate elettorali. 

Come Opera nomadi ieri e come associazione "Un mondo di mondi" oggi abbiamo rivendicato il diritto alla trasparenza, non abbiamo lesinato critiche all' attuale o alle passate amministrazioni per ricevere privilegi o un posto in prima fila in progetti che abbiamo ritenuto non solo inutili ma anche dannosi. 
Lo facciamo oggi come in passato, quando eravamo in prima fila nel giudicare duramente il trasferimento di famiglie povere in un contesto come quello di Arghillá, già privo di possibilità di inclusione. 

Qualcuno di noi lo ha fatto allora come socio storico di un'associazione che dagli errori ha imparato a rapportarsi con le fasce sociali più vulnerabili di questa città. Altri lo hanno fatto come giovani volontari del Servizio civile, scrivendo tesi di laurea e articoli sulla cronaca locale. Basterebbe sfogliare qualche giornale di allora. 

Se l'obiettivo di questa amministrazione é davvero garantire maggiore dignità e giustizia per tutti, ci avrà dalla sua parte. Altrimenti continueremo a svolgere il nostro ruolo di operatori di strada e osservatori attenti, senza fare sconti per paura di non essere nelle grazie di chicchessia. 

Al fine di fare chiarezza sull'attuale situazione dell'edilizia residenziale pubblica, contatteremo il consigliere delegato Giovanni Minniti per organizzare una conferenza stampa congiunta. 


Cristina Delfino – A. Giacomo Marino - Direttivo Associazione “Un Mondo di Mondi”


Leggi le dichiarazioni di Minniti su Gazzetta del Sud

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