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mercoledì 16 marzo 2016

Appello urgente per la piccola Alessandra

La bambina dovrà sostenere un intervento presso il reparto di Chirurgia pediatrica dell’ospedale Nuovo Garibaldi di Catania 


La famiglia Abbruzzese è composta da cinque figli minori e sopravvive con un reddito di povertà costituito dalle pensioni di invalidità civile percepite per i tre figli, affetti da gravi patologie. 

I genitori, entrambi senza lavoro, sono affetti anche loro da patologie importanti che non favoriscono l’occupazione. 

In questi anni la famiglia è andata avanti grazie all’aiuto quotidiano dei nonni e anche degli enti che in città distribuiscono viveri e qualche aiuto in denaro.

Uno dei figli affetti da patologie importanti è la piccola Alessandra (nome fittizio) di 10 anni. Dopo i controlli ed il ricovero effettuati presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, su indicazione dei sanitari, Alessandra dovrà essere sottoposta ad intervento il prossimo 22 marzo, presso il reparto di Chirurgia pediatrica dell’ospedale Nuovo Garibaldi di Catania.

La famiglia che riesce a stento a provvedere al sostentamento quotidiano, ha grosse difficoltà ad affrontare le spese necessarie per il viaggio a Catania e per garantire la presenza dei genitori accanto alla figlia per il periodo del ricovero. 

Pertanto questa associazione lancia un appello per la raccolta di una somma di denaro che possa consentire alla famiglia di accompagnare la figlia presso l’ospedale di Catania e di assisterla per il periodo del ricovero. 

Chi volesse sostenere la famiglia può contattare il signor Marino – presidente dell’associazione “Un Mondo di Mondi”- al cellulare 329 9036972 o all'indirizzo mail : unmondodimondirc@gmail.com

giovedì 10 marzo 2016

Ex Polveriera di Ciccarello: si agli orti sociali, no al ghetto urbano

I dettagli del  progetto per la riqualificazione dell'area dell'ex Polveriera, presentato dal Comune di Reggio Calabria: oltre  5 milioni di euro per 12 alloggi a famiglie "disagiate" e per un parco urbano 


Ex Polveriera, Ciccarello
Dovrebbe essere un fatto assodato che la concentrazione di famiglie in stato di povertà prolungato, comporta e accentua effetti sociali di emarginazione.

Eppure per una parte delle 23 famiglie che da decenni vivono all’ex Polveriera di Ciccarello, la Giunta comunale di Reggio Calabria ha già avanzato un’idea progettuale che prevede la costruzione di 12 alloggi sociali da destinare a “famiglie disagiate”. 
Un nuovo “ghetto urbano” quindi, a poche decine di metri da  dove oggi insistono le baracche di cemento e lamiera del  ghetto esistente dal 1960.  A cosa sono serviti gli studi sociali di W. J. Wilson e altri? Cosa hanno insegnato le fallimentari esperienze da effetto “concentrazione” presenti anche nella nostra città? A cosa servono parole quali “trasparenza”, “partecipazione” e “bene comune” se rimangono vuote di contenuti?

Il progetto è stato presentato nel mese di novembre 2015, nell’ambito del bando nazionale sulle aree degradate (bando approvato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 ottobre 2015 avente come oggetto: Interventi per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate ). Questi i fatti, nonostante i periodici contatti tra le famiglie dell’ex Polveriera, la nostra associazione  e l’ Amministrazione comunale, durante i quali sono state ribadite le condizioni di grave emarginazione sociale delle famiglie e la necessità di reperire alloggi in equa dislocazione. Spiegazioni e dati necessari sono stati formalizzati  in due rapporti trasmessi al Comune il 15 dicembre 2014 ed il 22 aprile 2015.

Nei rapporti sono state indicate anche le soluzioni possibili  per il reperimento degli alloggi in dislocazione. Inoltre è stato ricordato che il modello dell’equa dislocazione è stato introdotto  nella politica abitativa di questo Comune con la delibera del Consiglio Comunale del 5 agosto 1999,  segnando il superamento della politica  ghettizzante del concentramento delle famiglie a basso reddito.
Tutto ciò non è comunque servito ad evitare che, insieme alla lodevole idea progettuale di valorizzare il territorio dell’ex Polveriera con degli orti sociali, si pensasse alla costruzione di un mini ghetto per 12 famiglie “disagiate”.

Il progetto lascia inoltre molte altre perplessità.  

È prevista infatti la costruzione di 12 alloggi nonostante le famiglie dell’ex Polveriera siano 23 e, da quanto riferito dai rappresentanti del Comune,  gli alloggi da costruire non sarebbero destinati esclusivamente alle famiglie rom del ghetto esistente.

Riassumendo: il progetto presentato in un bando che ha come obiettivo quello di superare situazioni di degrado, pur lasciando intendere che servirà a risolvere la questione di emarginazione dell’ex Polveriera, in realtà non la risolverebbe nemmeno con la contraddittoria realizzazione di un altro “ghetto”. Dove andrebbero infatti ad abitare le altre famiglie che non vengono collocate nell’area del parco? In ogni caso la costruzione  di 12 alloggi sociali in “concentrazione” è in netto contrasto con le stesse finalità del bando che il progetto dovrebbe soddisfare. 

Sotto l’aspetto finanziario, il progetto prevede di impiegare ben 2,6 milioni di euro per la costruzione dei 12 alloggi, di cui 280 mila per la sola progettazione.
In questa situazione progettuale poco chiara ed orientata a realizzare un altro “ghetto urbano”, questa associazione ha proposto al Comune  di correggere il progetto,  utilizzando il finanziamento di 2,6 milioni di euro per acquistare sul mercato cittadino 23 alloggi  in dislocazione  da assegnare alle famiglie del ghetto oggi esistente. Si eviterebbe così la costruzione dei 12 nuovi alloggi, con un risparmio finanziario e un maggiore beneficio sociale per le famiglie e per il verde urbano.  
Il presidente di "Un Mondo di Mondi",
Giacomo Marino 


La realizzazione di un nuovo ghetto sarebbe quindi scongiurata e il ghetto già esistente verrebbe superato. A nostro avviso, sarebbe un vantaggio per l’intera comunità e per la  serena realizzazione del nuovo parco urbano nell’ex Polveriera.



Cristina Delfino - direttivo "Un Mondo di Mondi"
Giacomo Marino - Presidente "Un Mondo di Mondi" 


venerdì 26 febbraio 2016

Da Opera Nomadi a Un mondo di mondi, sempre dalla parte dei senza voce


Conferenza stampa:(da sn)
F. Nucara, M. Bevilacqua, G. Marino, C. Sgreccia
Un nuovo nome per i soci storici dell’associazione Opera Nomadi Reggio Calabria. Dopo anni di attività sul territorio reggino contro le discriminazioni e la povertà e a favore dell’inclusione sociale delle comunità rom, l’assemblea straordinaria dei soci ha deciso una modifica statutaria. 

Un mondo di mondi“ è il nome prescelto dall'associazione costituita per il 60% da soci di etnia rom e presieduta da Giacomo Marino.

Il nuovo nome, già presente nel nostro blog, richiama il titolo del celebre libro dell’antropologo Leonardo Piasere, esperto di comunità rom, nel quale si riconosce la pluralità e la diversità all’interno delle comunità rom, troppo spesso racchiuse con rigidità e disprezzo nella categoria di “zingaro”. 

Una pluralità che in realtà è da estendere a tutti i popoli del mondo, mai del tutto omogenei, mai del tutto definiti al loro interno. Viviamo, insomma, in un mondo multietnico, dove le culture non sono mai definite con rigidità ma sono fluide e mutevoli nel tempo, grazie agli scambi e alle esperienze relazionali dei singoli. Anche il nostro è “Un mondo di mondi”. 

Tutto ciò identifica la nostra azione, ispirata all’interculturalità, alla partecipazione attiva dei singoli nei processi di cambiamento. Aborriamo le decisioni prese a tavolino senza il coinvolgimento delle persone verso cui le azioni politiche sono rivolte, convinti che dall'ascolto nascano le migliori risposte ai disagi sociali. Così è stato per la proposta dell’equa dislocazione sul territorio delle famiglie rom, avanzata proprio dalle famiglie che rifiutavano l’idea della concentrazione abitativa. 

È questa linea di condotta che ci ha spinti ad una modifica del nome, dopo la rottura con l’Opera Nomadi nazionale, di cui non condividiamo le modalità di azione e l’anacronismo stridente con la sedentarietà delle comunità rom reggine. 

Inoltre, così come già avvenuto in altre città italiane, come ex soci locali dell’Opera nomadi, abbiamo voluto ricostituirci un anno fa in piena autonomia ma l’esistenza di un nuovo gruppo, nato ad hoc dopo l’espulsione dell’intera sezione locale, ci ha convinti a rompere in maniera netta i vecchi legami, ormai troppo asfissianti. 

Coerenti con la nostra missione sociale, continueremo la nostra azione da operatori di strada, a contatto diretto con le persone più povere ma che meritano sempre di essere ascoltate e coinvolte nei processi decisionali. 

Lo faremo con un altro nome ma con la stessa tenacia di sempre. Perché non è il nome a legarci alle persone ma l’impegno costante e l’esperienza, fatta di meriti ed errori, che dura decenni. 

La porta del dialogo e del confronto sarà sempre aperta. 

Cristina Delfino - Direttivo "Un Mondo di Mondi"

domenica 31 gennaio 2016

La Memoria

di Antonino Giacomo Marino 

La settimana della memoria, alla luce del rapporto con l’ “altro”, non si può ridurre semplicemente al ricordo rituale della shoah o del porrajmos, ma dovrebbe diventare un’occasione di autentico approfondimento del fenomeno del razzismo.

Foto di Paula Kajzar
Troppo spesso si commette l’errore di ridurre il razzismo ad una iniziativa da attribuire esclusivamente  al nazi-fascismo. I maggiori studiosi del settore ( George L. Mosse, Léon Poliakov, Michel Wieviorka, Alain Touraine, Pierre-André Taguieff, Giuliano Gliozzi, ecc.) ci dicono, invece, che il razzismo, nella sua manifestazione complessa, è una ideologia che è nata insieme alla moderna cultura occidentale nel 1700 , che si è ben articolata nell’Ottocento, che è stata applicata dai nazisti in modo cruento e che dopo la seconda guerra mondiale ha continuato ad essere presente nella società fino ad oggi, sotto forme diverse e assumendo ruoli importanti.

Hitler non si è inventato niente, ha applicato in modo violento l’ideologia razzista che fu postulata molto tempo prima da menti “eccellenti” sostenendo la divisione dell’umanità in diverse razze e la superiorità della razza occidentale su tutte le altre.

Il famoso sociologo francese Alain Touraine  nel libro curato dal suo allievo Michel Wieviorka dal titolo “Racisme et Modernité”,  pubblicato nel 1993, sostiene chiaramente che il razzismo è «una malattia sociale della modernità».

Il principale storico del razzismo George L. Mosse nel suo saggio “Il razzismo in Europa, dalle origini all’olocausto”, (pubblicato nel 1978) attraverso una esemplare analisi storica, individua l’origine del razzismo nell’ambiente culturale dell’Illuminismo e ne segue lo sviluppo nei vari movimenti europei dell’Ottocento e del Novecento fino a giungere alle conseguenze estreme dell’esecuzione di massa degli ebrei. Mosse chiude la sua opera con il capitolo dal titolo  “Una conclusione che non conclude” e in questo ultimo brano dichiara: “La storia del razzismo da noi narrata ha contribuito a spiegare la soluzione finale. Ma il razzismo stesso è sopravvissuto e non è diminuito il numero di coloro che pensano secondo categorie razziali… Inoltre, nazioni che avevano combattuto contro il nazionalsocialismo hanno continuato ad accettare l’idea dell’inferiorità razziale dei neri ancora molti anni dopo la fine della guerra …”.

Sicuramente è difficile ammettere che la nostra cultura occidentale, considerata  il “baluardo” della civiltà,  abbia generato il razzismo; ma le cose stanno proprio così, anche se non si dice.
Le basi fondamentali della cultura occidentale moderna nascono nel secolo XVIII con l’Illuminismo. Il secolo dei “lumi” celebra il trionfo della Ragione sviluppando le idee per la liberazione dell’uomo da ogni soggezione servile e quindi affermando i valori della uguaglianza, della fratellanza e della libertà, ma nello stesso tempo sviluppa l’ideologia del razzismo.

Tracce di questa ideologia si possono rinvenire nei secoli XVI e XVII ( protorazzismo) e nelle epoche precedenti, ma gli esperti sostengono che la sua articolazione matura si svilupperà solo nel secolo XVIII.
I padri dell’illuminismo da Kant a Voltaire fino a Montesquieu, come pure molti grandi pensatori dell’Ottocento, furono  gli autorevoli sostenitori dell’ideologia razzista come si può notare dai loro stessi scritti.  

Il grande studioso dell’antisemitismo Léon Poliakov nella sua opera del 1976 dal titolo  “Il mito ariano. Storia di un’antropologia negativa” così scriveva di Voltaire “Per lo storico, il paradosso o l’enigma che si incontrano in Voltaire, sono costituiti dal fatto che egli resta nel ricordo degli uomini, il principale apostolo della tolleranza, a dispetto di uno spietato esclusivismo a cui non si saprebbe dare altra qualifica che quella di razzista e di cui i suoi scritti sono una testimonianza altrettanto valida della sua vita”.

Perché l’ideologia razzista si è sviluppata in seno alla cultura moderna occidentale contraddicendo di fatto l’idea dell’uguaglianza universale del genere umano?
Gli studiosi del razzismo rispondono a questo interrogativo sostenendo che l’ideologia razzista con la quale si affermava la superiorità della razza occidentale e in particolare della borghesia  rispetto alle altre “razze” è stata indispensabile alla stessa borghesia per affermare che i valori universali dell’uguaglianza e della libertà erano riferiti solo alla razza superiore bianca ossia a se stessa. In questo modo la borghesia occidentale si assicurò la sua sicura ascesa e una supremazia assoluta. Con l’ideologia razzista la borghesia occidentale riusciva a giustificare, in un solo colpo, il colonialismo, lo schiavismo e  tutti i suoi privilegi rispetto alle classi più povere, naturalmente anche di quelle occidentali.

Lo storico Giuliano Gliozzi nel suo libro “Adamo e il nuovo mondo” sostiene che “la teoria della razza settecentesca andrebbe definita, più che un’ideologia schiavistica, un’ideologia della divisione internazionale del lavoro, imposta dalla borghesia, un’ideologia in grado cioè, di far passare come naturali e perciò immutabili, le diverse forme di subordinazione e di sfruttamento - dal commercio alla schiavitù- imposte alle popolazioni coloniali dalla borghesia europea”.

Anche se in una dimensione più ridotta e con le dovute differenze ci sembra che la teoria di Gliozzi si possa applicare a quello che oggi succede con i rom, gli immigrati e in generale le persone più deboli .
Nonostante tutto, la speranza di sconfiggere il razzismo esiste: perché se è vero che la cultura occidentale ha generato l’ideologia razzista, è anche vero che questa ha pure generato il movimento antirazzista che, con alterne vicende, ha contrastato questa terribile “malattia sociale”.


Ma il razzismo subirà una vera sconfitta  quando la Scuola, l’Università e tutte le agenzie educative cominceranno  a far conoscere  la vera natura del razzismo attraverso le opere dei ricercatori. Come dice George Mosse “il primo passo verso la vittoria su questo flagello dell’umanità consiste nel rendersi conto di quale ne sia stata la causa, di quali aspirazioni e speranze esso abbia suscitato nel passato.” Ma pure di quello che suscita, controlla e muove, nel presente. 

martedì 1 dicembre 2015

Storie dall'ex Polveriera, nascere e crescere in una baracca


La luce fioca della sua cucina, in un tardo pomeriggio all' ex Polveriera di Ciccarello, richiama il suo sguardo rassegnato, arreso alla miseria che la circonda da oltre trent' anni.

Grazia (nome di fantasia, a tutela della privacy), vive in una baracca di pochi metri quadrati da sempre.

Divide una stanza da letto, una cucina e una piccola stanza da bagno con le  due sorelle e famiglie. In tutto sono in nove, a condividere quello spazio ristretto, intriso di quell'umidità che sale acre alle narici.

Grazia ha tre figli ma solo la più grande vive con lei all' ex Polveriera.

«Gli altri due non li vedo da più di un mese», racconta stringendo a sè la sua nipotina e tenendo salda una coperta sulle ginocchia. «Li ha portati via con sè il padre»

Grazia si è separata dal suo secondo compagno da qualche anno. La figlia più grande che ha 12 anni è rimasta con lei «Perché è solo mia», spiega. 

Non è felice  ma acconsente a non avere gli altri due bambini con sè. «Da una parte preferisco così, come posso tenerli qui, in queste condizioni?»

Quando piove, l' acqua filtra dal tetto  e, all' esterno, un vecchio edificio militare rischia di crollare a ridosso della sua baracca.

Grazia ci prova ancora a pensare ad una casa diversa in cui abitare ma lo fa ad occhi bassi e a denti stretti.  

«Vorremmo una casa pulita e un posto sicuro in cui giocare e studiare», dice  con un sussulto risoluto sua figlia.

È proprio lei il suo ultimo guizzo di speranza. 

martedì 10 novembre 2015

Una vita all'ex Polveriera di Ciccarello, la storia di Rocco

La sua casa è una stanza di mattoni e cemento rifinita con le sue mani. 

Da trent' anni Rocco vive con sua moglie all' ex Polveriera di Ciccarello, sperando ogni mattina di poter vivere altrove. 

Nonostante il mestiere di muratore, non ha potuto finora permettersi un' altra sistemazione abitativa. «Purtroppo anche se lavoro da anni nell' edilizia, non ho sempre un' occupazione stabile - spiega Rocco- mia moglie lavora in casa, abbiamo cresciuto mio figlio qui all' ex Polveriera perché non potevamo permetterci altro».

Oggi Rocco é inserito nella graduatoria del 2005  per l' assegnazione di un alloggio popolare, un miraggio che appare sempre lontano. 

«All' ex polveriera c' é una situazione drammatica: rifiuti, topi, cattivi odori – racconta Rocco - con mia moglie viviamo in un’unica stanza, il bagno è all’esterno» . 
 
Il racconto di Rocco è un misto di rassegnazione e rabbia. 
«Abbiamo negli anni chiesto alla Politica di sostenerci per trovare una soluzione alla nostra invivibile condizione abitativa – continua Rocco – adesso negli incontri al Comune, a  Palazzo San Giorgio, siamo in pochi, molte famiglie ormai non hanno più fiducia». 
Rocco fatica  ad accettare la  scarsa partecipazione delle  23 famiglie che ancora vivono in condizioni di estrema precarietà, in un lembo di terra dove  la miseria umana appare come un destino ineluttabile. «Io mi interesso perché trovo disumano dover vivere in queste condizioni». Ma a volte lo scoramento lo assale, come tutti gli altri.  
Ex Polveriera - Foto di Paula Kajzar



«E’ una vita che viviamo lì sotto – conclude Rocco, con amarezza -  A volte penso che resteremo lì per sempre». 

lunedì 5 ottobre 2015

Le famiglie dell'Ex Polveriera di Ciccarello a Palazzo San Giorgio

Delfino e Minniti: una task force per reperire gli alloggi popolari



Le famiglie dell’ex Polveriera di Ciccarello sono una delle priorità nella politica abitativa dell’amministrazione Falcomatà. 

È quanto sostenuto martedì scorso dal consigliere delegato per l'edilizia residenziale pubblica, Giovanni Minniti, in occasione dell’incontro a Palazzo San Giorgio con il presidente del Consiglio comunale Demetrio Delfino e l’associazione Opera Nomadi Reggio Calabria, guidata da Giacomo Marino. 

I rappresentanti di alcune delle 23 famiglie che da decenni vivono tra le baracche dell’ex Polveriera hanno ricordato  il loro dramma quotidiano, tra rifiuti e pericolo di crollo dell’ex edificio militare.

Il reperimento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica sembra essere il primo ostacolo da abbattere per risolvere il problema abitativo delle famiglie, in buona parte vincitrici di bando per l’assegnazione degli alloggi popolari. Un diritto negato che troverebbe la sua giustificazione nella pessima gestione dell’edilizia residenziale pubblica delle precedenti amministrazioni comunali.

«Abbiamo ereditato una situazione complicata, un patrimonio di edilizia residenziale che non è in ottime condizioni – ha affermato Minniti – se non c’è chiarezza e non si recuperano gli alloggi il problema non può essere risolto».

Sulla stessa linea anche Delfino. «Questa amministrazione sull’edilizia residenziale pubblica ha fissato dei paletti stringenti che finora sono stati violati – ha spiegato il Presidente del consiglio comunale – il problema è reperire gli alloggi e non fare torti a nessuno scavalcando le graduatorie, da ora in avanti si starà alle regole».

Recuperare gli alloggi del patrimonio pubblico significa innanzitutto verificare i requisiti per il mantenimento dell’assegnazione di un alloggio popolare, come la legge regionale 32/96 prevede. Una battaglia che l’Opera nomadi Reggio Calabria porta avanti da tempo per abbattere l’ingiustizia di alloggi lasciati vacanti, illegalmente venduti o dati in affitto.

«Stiamo lavorando per la costituzione di una task force – ha confermato Minniti -  Con l'aiuto della Prefettura c’è l’intenzione di costituire un gruppo di lavoro tra vigili urbani e le altre forze dell'ordine, affinché siano garantiti i controlli previsti».

L’Opera nomadi Reggio Calabria stringe sui tempi e sull'opportunità di riassegnare da subito gli alloggi recuperati dopo i sequestri per consegnarli alle famiglie che ne hanno una reale necessità.

«Il turn over degli alloggi popolari, la garanzia cioè che gli alloggi possano essere ridistribuiti in base al bisogno effettivo – ha ribadito Giacomo Marino – aprirebbe la strada all'assegnazione degli alloggi popolari non soltanto ai cittadini dell’ex Polveriera ma a tutti coloro che ad oggi non possono permettersi un tetto sulla testa».

Massima collaborazione è quanto garantisce l’Opera Nomadi Reggio Calabria, se alle parole corrisponderanno i fatti.