pub-6178281982904860 Un mondo di mondi: ottobre 2016

giovedì 20 ottobre 2016

Equa dislocazione o concentramento? Il dilemma irrisolto del Comune di Gioia Tauro per le famiglie di via Asmara e via Libia

Stamane conferenza stampa dell'associazione Un mondo di mondi per sollecitare chiarimenti sul destino delle famiglie gioiesi che vivono da decenni in baracca


Conferenza stampa tra le baracche di via Asmara
Quale sarà la sorte delle famiglie di Gioia Tauro che da decenni vivono nelle baracche di via Asmara e via Libia

Non ci è dato sapere, nonostante qualche giorno fa il sindaco Pedà, in conferenza stampa, abbia dichiarato che a breve ripartirà il Contratto di Quartiere II di via Asmara con i lavori di costruzione di 36 alloggi erp

Nulla o quasi ha detto sulla sistemazione abitativa delle famiglie (15 fino a maggio 2013) gioiesi che vivono emarginate nelle baracche, in attesa di essere “liberate” da questa condizione.

Queste famiglie gioiesi hanno il diritto di essere incluse nella città di Gioia Tauro e hanno pure il diritto di sapere qual è, veramente, il programma che il Comune intende adottare per loro.

L’associazione “Un Mondo Di Mondi” apprende con piacere che il Contratto di Quartiere II per la riqualificazione di Via Asmara ripartirà, ma intende ricordare al sindaco Pedà che il progetto, oltre alla costruzione dei 36 alloggi e della scuola già ultimata, prevede anche l’inserimento abitativo in equa dislocazione delle famiglie gioiesi che abitano dentro il ghetto. Quest' azione, non dimentichiamo, deve inoltre essere definita coinvolgendo i diretti interessati. 

Nello spirito che ha guidato la nascita e lo sviluppo dei Contratti di Quartiere, il superamento dell’emarginazione sociale e l’azione di concertazione con le famiglie emarginate sono state sempre delle attività non secondarie rispetto alla costruzione delle opere pubbliche.

Difatti, la rimodulazione del Contratto di Quartiere II di via Asmara, realizzata dall’amministrazione Bellofiore, aveva portato all’ascolto delle richieste delle famiglie e quindi alla scelta di abbandonare il progetto della costruzione di un piccolo campo-ghetto (per il quale era previsto un finanziamento di circa 650.000 euro) e di adottare la soluzione dell’equa dislocazione abitativa che avrebbe consentito l’inclusione sociale. 

Questa scelta della Giunta Bellofiore è stata confermata dalla delibera del Consiglio Comunale del 30 settembre 2011, con la quale la massima assemblea civica di Gioia Tauro decise che la soluzione abitativa per le famiglie rom gioiesi doveva essere quella dell’equa dislocazione e non più quella del concentramento.

Questa politica abitativa, che anticipava quanto nel febbraio 2012 avrebbe deciso il governo italiano con la Strategia Nazionale per l’inclusione dei Rom Sinti e Camminanti, costituiva un taglio netto con il progetto del concentramento-ghettizzazione varato negli anni Novanta con la costruzione della Ciambra.

Pertanto, negli incontri che, a partire dal mese di luglio 2015, questa associazione ha tenuto con l’Amministrazione Pedà si è continuato a proporre la strada dell’equa dislocazione attraverso la realizzazione delle verifiche sugli alloggi erp. 

Inizialmente questa proposta è stata accolta dal sindaco Pedà, tanto che il dirigente Mangione ha provveduto a completare le verifiche sugli alloggi erp. 

Nel mese di gennaio 2016 sono stati pure emessi tre decreti di decadenza che avrebbero permesso al Comune di riprendere nella propria disponibilità questi alloggi. Ma, nonostante i decreti di decadenza, secondo la normativa vigente, siano degli atti immediatamente esecutivi, il Comune non ha provveduto a riprendersi i tre alloggi, ha interrotto i rapporti con questa associazione e non ha più proseguito nell’azione di equa dislocazione.

Nel mese di agosto, l’Amministrazione Pedà con la presentazione del “Progetto Ciambra”, in modo netto, ha ripreso il vecchio progetto del concentramento di tutte le famiglie rom di Gioia Tauro nel ghetto della Ciambra. 

Dato lo sviluppo che ha avuto la situazione, è oggi indispensabile che le famiglie di via Asmara e di via Libia conoscano quali siano le reali intenzioni dell’Amministrazione comunale per il loro futuro.

Pertanto, la richiesta che l’associazione “Un Mondo Di Mondi” rivolge al sindaco Pedà è quella di costituire un tavolo pubblico di concertazione con le famiglie, i consiglieri comunali e le associazioni che si occupano di questo tema, per concordare, nel rispetto di quanto deciso dal consiglio comunale del 30 settembre 2011, un programma di equa dislocazione. 

Obiettivi, modalità, tempi e finanziamenti andranno definiti in modo chiaro e trasparente.


Marino Giacomo – Cristina Delfino – Direttivo Un Mondo Di Mondi

venerdì 14 ottobre 2016

Alloggi popolari, in attesa del consiglio comunale

Garantire legalità nella gestione degli alloggi popolari. 

E’ quanto ha ribadito lunedì 10 ottobre l’associazione Un Mondo Di Mondi, in occasione della Giornata Nazionale Sfratti Zero promossa dall’Unione Inquilini

Durante l'incontro con il presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, Demetrio Delfino, sono state  ricordate le tappe del  percorso già  avviato nei mesi scorsi.  

L'obiettivo è stato quello di sollecitare, insieme ad alcuni cittadini in attesa di un alloggio Erp, la discussione in Consiglio sul tema della gestione degli alloggi popolari

«Nel nostro comune la gestione illegale del patrimonio degli alloggi popolari – ha dichiarato Giacomo Marino, presidente dell’associazione Un Mondo Di Mondi - sta portando alla cancellazione del "welfare abitativo"introdotto dallo Stato per garantire il diritto fondamentale alla casa per le famiglie a basso reddito».

Il percorso che nei mesi scorsi è stato avviato, ha come perno  la proposta, rivolta al  presidente e ai consiglieri comunali, di una decisione  politica  che favorisca in modo efficace  la gestione legale degli alloggi

Quattro mesi fa, l’associazione ha presentato un documento con il quale è stato chiesto ai consiglieri comunali di discutere e decidere in Consiglio Comunale su alcune questioni portanti per garantire una gestione legale dell'edilizia residenziale pubblica. In particolare:
  •  l'adeguata attuazione, con l’intervento delle forze dell’ordine, delle verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari degli alloggi erp
  •  le relative decadenze e le  successive assegnazioni degli alloggi recuperati agli aventi diritto;
  •   la realizzazione di un censimento del patrimonio di alloggi erp da rendere pubblico.

La proposta dell’associazione è stata accolta dai capigruppo consiliari l’8 giugno 2016 ed è stata approvata  dalla prima commissione assetto del territorio il 21 giugno 2016.  

In seguito, per preparare la discussione del Consiglio Comunale, una proposta di delibera è stata redatta dal consigliere delegato Giovanni Minniti e dalla dirigente del settore, Carmela Stracuzza, e approvata a maggioranza dalle commissioni consiliari assetto del territorio e servizi sociali  nella seduta congiunta del 6 ottobre 2016.

È giunto il momento quindi della discussione in Consiglio comunale che dovrebbe portare ad una delibera efficace  per garantire la legalità nella gestione degli alloggi erp.

Per tali motivi, l’associazione Un Mondo Di Mondi ha sollecitato  il presidente del consiglio Delfino a convocare, al più presto, il Consiglio comunale.  

Altro nodo da sciogliere, le occupazioni abusive degli alloggi Erp da parte di famiglie prive di casa e con reddito molto basso.  

L'associazione ha ribadito  che questo tipo di occupazioni sono un effetto della gestione illegale e dovrebbero essere  affrontate eliminando la causa che le ha determinate. 

La soluzione sarebbe quindi la regolarizzazione delle occupazioni esistenti, motivata da uno stato di reale necessità.

Per la fase dell’assegnazione degli alloggi recuperati attraverso le verifiche, il comune oltre a far scorrere la graduatoria definitiva del bando 2005 dovrebbe attivare anche le assegnazioni in deroga previste dalla legge vigente (art. 31 l.reg.le 32/1996),  perché oggi ci sono le condizioni previste dalla legge regionale.

Presente all'incontro anche il consigliere delegato Giovanni Minniti. 
«La delibera di consiglio che verrà proposta alla discussione dell'assemblea consiliare -  ha dichiarato - già contiene tutti i contenuti  proposti dall'associazione».  

Rassicurazioni sono arrivate anche dal Presidente del consiglio comunale Delfino. «Prevedo - ha chiarito - che entro la fine del mese di ottobre la delibera potrà essere discussa in Consiglio».   


Cristina Delfino- Giacomo Marino – Direttivo Un Mondo Di Mondi

lunedì 10 ottobre 2016

Sfratti zero, Un mondo di mondi sollecita la discussione in consiglio per le politiche abitative

 Un mondo di mondi e  cittadini in attesa di un alloggio Erp in visita dal Presidente del Consiglio Delfino per ricordare la gestione illegale degli alloggi popolari 



In occasione della Giornata Nazionale Sfratti Zero promossa dall’Unione Inquilini, l'associazione Un mondo di mondi, accompagnata da alcuni cittadini in attesa di un alloggio Erp,  ha incontrato stamane il presidente del consiglio comunale Demetrio Delfino per sollecitare la discussione in Consiglio sul tema della gestione degli alloggi popolari. 

La Giornata Nazionale Sfratti Zero prevede iniziative in decine di città in tutta Italia, per denunciare le fallimentari politiche abitative attuate dagli enti pubblici che non affrontano le problematiche che ruotano attorno al diritto all'abitare, continuando a perseguire liberalizzazioni degli affitti a sostegno della rendita immobiliare e privatizzando il patrimonio pubblico a sostegno della speculazione edilizia. 

Nel nostro comune la gestione illegale del patrimonio degli alloggi popolari sta portando alla cancellazione del "welfare abitativo" introdotto dallo Stato per garantire il diritto fondamentale alla casa per le famiglie a basso reddito.

martedì 4 ottobre 2016

L'alfabetizzazione come diritto fondamentale per tutti*

* Articolo pubblicato su http://www.21luglio.org/, in occasione della Giornata Internazionale per l’Alfabetizzazione (8 settembre 2016)
di Cinzia Sgreccia** 
http://www.21luglio.org
Tra i presenti vide un giovane, ben vestito, riservato, arrivato da casa in orario, un ragazzo come tanti. “Sai leggere?“, gli chiese. Il giovane lo guardò imbarazzato e rispose timidamente, “certo!”. Aveva ottimo nelle materie umanistiche alle scuole superiori, appassionato lettore di libri di storia e desideroso di iscriversi all’Università, il giovane rimase quasi scandalizzato e arrabbiato per tale domanda. Nonostante il diploma di scuola superiore conseguito a pieni voti, l’etichetta rimane. Con grande stupore dell’interlocutore il ragazzo legge il passo indicatogli in pubblico, e lo fa con estrema disinvoltura, ovviamente (2016).
Altro caso: bambino ritenuto problematico e muto per mesi dalla docente e dai compagni di classe (scuola primaria), solo al momento dell’applicazione del Cooperative Learning, si sblocca e inizia ad esprimersi, con grande meraviglia dell’insegnante e degli stessi compagni. “Ma lui parla!”, è la risposta di tutti (a.s.2003-2004, e casi simili in a.s. 2009-2010 e succ.).
Segni particolari? Sono entrambi ragazzi rom in episodi realmente accaduti ai nostri giorni: il primo vive in equa dislocazione abitativa; il secondo in un ghetto, entrambi a Reggio Calabria.
L’alfabetizzazione dei minori rom è iniziata con le scuole speciali Lacio drom negli anni Sessanta. Sebbene esse abbiano coinvolto i bambini rom fino ad allora dimenticati, in realtà li separavano, perché non ritenuti capaci di apprendere come gli altri, in altri termini venivano ritenuti “inferiori”. L’habitat non aiutava l’integrazione: l’adolescenza veniva vissuta in mondi paralleli rispetto agli altri coetanei, confinati al campo in cui erano “costretti” a vivere, senza possibilità di confronto, condividendo tra loro pane e indigenza, inambienti spesso squallidi, che lasciavano poco spazio alla speranza in un futuro migliore. I risultati ottenuti lo confermarono. Nel territorio della provincia reggina, nei quasi vent’anni di durata delle scuole speciali(1965-1982) quasi nessuno dei minori rom iscritti conseguì un titolo di studio, rimanendo in condizioni di analfabetismo. Nel 1982, la chiusura delle scuole speciali e l’inserimento dei minori rom nelle scuole ordinarie, favorì il superamento dell’isolamento dei bambini che iniziarono a socializzare con altri minori sebbene la scuola mantenesse il pregiudizio. Nonostante le condizioni, ne conseguiva un modesto miglioramento nel processo di scolarizzazione. Infatti, nella prima metà degli anni Novanta si registravano i primi casi di minori rom che conseguivano un titolo di studio con un livello di istruzione leggermente superiore.
Oggi, dopo trentaquattro anni dall’inserimento degli alunni rom nella scuola ordinaria, nonostante i miglioramenti rispetto al passato, dai dati in nostro possesso, si comprende che l’istituzione scolastica continua ad offrire agli alunni rom un livello di istruzione-educazione insufficiente rispetto agli standard nazionali ed europei. La scolarizzazione degli alunni rom è condizionata da un fenomeno complesso di dispersione scolastica (evasione dell’obbligo, frequenza scolastica irregolare, insuccesso scolastico in presenza, ecc…) che non permette l’accesso pieno al diritto allo studio. Questa situazione è dovuta sia aduna causa interna alla scuola, costituita dall’applicazione di strategie didattiche di tipo frontale e competitivo; sia ad una esterna ad essa, relativa alla condizione di emarginazione sociale delle famiglie rom e in genere delle famiglie più povere, oltre alle condizioni soggettive dell’alunno.
La nostra attività nel settore scolastico, dopo un’articolata fase di ricerca e di formazione, si è sviluppata proponendo e sperimentando nelle classi l’applicazione di metodologie didattiche attive fondate sul costruttivismo, con l’alunno al centro del processo di apprendimento. In particolare si è rivelato vincente ilCooperative Learning, basato su un apprendimento tra pari, il quale accosta all’obiettivo cognitivo lo sviluppo di competenze sociali. Riconosciuto da molti esperti come un efficace sistema-processo attivo di “fare scuola”, garantisce il successo nell’apprendimento, educa ai valori e contrasta efficacemente la dispersione scolastica.
Nelle attività realizzate l’applicazione del Cooperative Learning in diverse scuole ha coinvolto docenti e alunni; i risultati positivi conseguiti da tutti gli studenti del gruppo classe, rom e non, misurati scientificamente, hanno portato ad una riduzione della dispersione scolastica. Tuttavia, ad oggi, raramente le scuole adottano regolarmente questa modalità di apprendimento nella comunità-classe. Piuttosto ricorrono spesso, in misura crescente, alla pedagogia speciale con richiesta di insegnante di sostegno per gli alunni Rom (nel 2015 a Reggio Calabria circa il 18% degli alunni Rom risulta certificato alunno H).


In occasione della Giornata Internazionale per l’Alfabetizzazione auspichiamo che le scuole avviino un’azione di rete che favorisca nelle scuole uno stile di insegnamento-apprendimento di tipo cooperativo tra pari con tutti gli studenti, credendo fermamente nella risorse di ciascun alunno. Nella società multiculturale di oggi questo tipo di apprendimento favorisce l’inclusione di tutti gli studenti, valorizzando le “intelligenze multiple” (Gardner) e educando al rispetto reciproco. “La riforma scolastica, prima che essere guidata dall’alto, deve cominciare all’interno della classe, dall’insegnante e dal suo modo di condurre l’insegnamento apprendimento nella comunità classe. Migliorerà la scuola e l’educazione delle future generazioni” (Comoglio, 2001).
**Ref.te Metodologie innovative 
Associazione UnMondoDiMondi